Periodo di esami in università.
Sono stata brava: domani ho il terzo e fra una decina di giorni il quarto.
Sono inebriata da quello che studio, sono in uno stato di trance in cui il tempo si ferma e io andrei avanti a studiare all'infinito.
Farei la studentessa a tempo pieno ma non posso smettere di lavorare. Poi in realtà il mio lavoro mi piace.
Tutto bello.
Eppure a volte il pensiero arriva e il respiro si interrompe.
Ancora non ti stringo tra le mie braccia.
Ancora non cresci dentro il mio ventre.
Ancora non ci credo che un giorno arriverai.
Amo la mia vita ma non posso immaginarla senza di te.
E provo un dolore lancinante se mi soffermo troppo su questo pensiero.
La tua pelle morbida sulla mia è un vuoto troppo grande da sopportare.
E allora studio.
Sto in mezzo ai cavalli.
E ai bambini degli altri.
Da bambina pensavo fosse così facile.
A cinque anni avevo già scelto i nomi dei miei 12 figli e ovviamente anche l'età e il sesso di ognuno. Però non volevo un marito. Affermavo candidamente e senza vedere problemi che ok, ci avrei fatto sti 12 figli (come mica me lo immaginavo eh!) ma poi o doveva morire o andarsene.
Una psicopatica insomma.
Però tu eri già nei miei desideri e MAI te ne sei andato.
Che palle sta vita che fa quello che vuole...
Mi sa che per i dodici figli adesso è un po' tardi.