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domenica 11 gennaio 2009

“Una persona splendida che sa come regalare gioia e serenità”…Dove sono io?

Ottobre 08

Io sono dietro l’inganno.

Ed ancora una volta sono qui ad ingannare me stessa prima di ogni altro.
Credo mi piaccia pensare che tutto ciò che gli altri vedono in me sia finto, sia solo quello che io voglio far vedere loro, perché questo mi fa sentire diversa, particolare. Ho detto così tante bugie che ora non so più nemmeno io quale sia la verità.

C’è qualcosa dentro di me, qualcosa che posso dare agli altri, questo lo sento.
E probabilmente c’è anche qualcosa che già do: alcune persone mi dicono che sono speciale, ci sarà pur qualche motivo, ma quale? Perché dovrebbero mentirmi tutte? Sicuramente qualcuno lo dice solo perché vuole ottenere altro da me, ma è possibile che siano tutti così? Oppure è possibile che io sia così geniale da far credere loro che sono speciale mentre sono una schifezza? Si, in realtà è possibile, sono stata capace di far credere le cose più improbabili a chiunque, con una facilità che ogni volta mi lasciava sconcertata, delusa, a volte anche ferita.

Io sono dietro l’inganno...Ma qual è l’inganno? E chi sto ingannando davvero?

Vorrei poter donare gioia e serenità, credo sia il mio desiderio più grande, a volte ho la sensazione strana di essere nata solo per questo...eppure c’è tanto dolore dentro di me, ed è un dolore che mi porto dietro anche quando indosso la maschera sorridente e recito la mia parte nella scena di turno. Come posso regalare calore se dentro ho tutto questo freddo, tutta questa rabbia, questo bisogno estenuante di essere amata e la costante sensazione di non esserlo mai?
Purtroppo non mi immagino di poter vivere diversamente, non immagino la mia vita senza la continua ricerca di un modo per essere vista, ritenuta speciale, presa per mano e amata, un modo che passa obbligatoriamente per la sofferenza (anoressia e bulimia, autolesionismo, continua alternanza di fase euforica e fase depressiva (fase euforica = anoressia, fase depressiva = bulimia, tagli), allontanare gli altri e sentirmi abbandonata).
 Non immagino la mia vita senza il senso di colpa costante con cui sono cresciuta che nasce da:
· essere nata sana e sbattere la cosa in faccia a mia sorella ogni giorno della nostra vita;
· desiderare di essere malata come lei per ricevere la stessa attenzione e lo stesso amore da mia madre;
· provare dei sentimenti (angoscia, paura, solitudine, rabbia, amore, gioia di vivere, entusiamo), mentre mia madre mi imponeva l’indifferenza sia nei miei confronti che come modello di vita;
· sentire di non poter fare nulla per cambiare le cose;
· non riuscire ad essere perfetta come, secondo me, avrebbero voluto i miei genitori, all’altezza della situazione, il che probabilmente voleva dire non soffrire e raggiungere il successo senza farsi intralciare dai sentimenti per dare sollievo a tutti.

Da questo senso di colpa è nata la forza per ribellarmi all’immagine che i miei genitori avevano costruito per me e fare così di tutto per essere meno perfetta possibile. Tra i dodici e i quattordici anni ho iniziato così a vomitare, non mangiare, fumare.

Risultato: una grande confusione.

A tutto questo si aggiunge il fatto che sono sempre stata convinta che mia madre fosse costretta a stare con mio padre e a subire da lui cose che lei non avrebbe mai voluto, come ad esempio l’atto sessuale.
Così accade che, immersa in questa enorme confusione che si alimentava sempre di più, incontro qualcuno che mi fa credere qualcosa che non è vero.
Ho creduto di essere innamorata di lui, o forse lo ero ma era un amore infantile, di quelli in cui basta sfiorarsi una mano per sentirsi scoppiare il cuore. Ma lui non era un bambino come me, era un adulto con un piano ben preciso in mente: fare in modo che mi fidassi di lui per poi prendersi quello che voleva da me.
Avevo quattordici anni, lui poco meno di trenta, ci conoscemmo durante le mie passeggiate con il mio cane, lui si univa a me e alle altre signore che portavano a spasso i loro cani. Quando eravamo tutti insieme non mi degnava di uno sguardo, ma quando rimanevamo solo io e lui passavamo un sacco di tempo a parlare e mi diceva quanto fossi bella. Io non vedevo l’ora di quel momento perché mi emozionava e ci pensavo e ripensavo tutto il giorno successivo.
Poi una sera mi chiese se mi andava di vederlo dopo la passeggiata, e se avessi potuto trovare il modo di non dire ai miei che uscivo, altrimenti non me l’avrebbero permesso. Così tornai a casa, lasciai giù il mio cane, mi chiusi in camera ed uscii dalla finestra per andare da lui.
Camminammo un po’, fino ad arrivare ad un boschetto dietro la zona industriale.
Lì si sedette su di una panchina e mi fece sedere in braccio a lui.
Cominciò a baciarmi in un modo un po’ schifoso, non proprio uguale al mio primo bacio, che avevo dato pochi mesi prima. Poi iniziò ad accarezzarmi il seno immaturo. Credo di aver capito, in quel momento, dove lui voleva arrivare, ma sono rimasta lì.
Si alzò e mi portò dentro al bosco.
Era arrivato il mio turno, gli dovevo ciò che gli spettava, l’amore era questo.
Mi tirò giù i pantaloni, se lo tirò fuori, io non sapevo che fare, avevo paura ma rimasi immobile.
Mi prese, mi girò di spalle, mi fece piegare in avanti e mi fece scoprire questo nuovo dolore.
Continuavo a non sapere se dovevo fare qualcosa o semplicemente aspettare che finisse. Mi faceva male, mi faceva schifo, così cominciai a pensare ad altro.
Poi ad un certo punto mi spinse via, mi girai e vidi uscire quello che a scuola avevo imparato chiamarsi sperma.
Non ricordo nulla del viaggio di ritorno a casa, non ho idea se uno dei due abbia aperto bocca, ricordo solo che non vedevo l’ora di arrivare a casa e infilarmi sotto l’acqua bollente della doccia.
Rientrai dalla finestra, passai davanti a mia madre che mi chiese perché avevo la faccia sconvolta. “Niente” risposi io e mi chiusi nel bagno, mi spogliai (sangue), ed entrai in doccia dove cominciai a lavarmi ossessivamente senza riuscire mai più a sentirmi pulita.
Gli ho permesso di farlo di nuovo e questo ha aumentato a dismisura il mio senso di colpa.


Ci ho messo tredici anni per riconoscere che cosa è accaduto realmente.
Per anni, inconsciamente, mi sono colpevolizzata silenziosamente del fatto che gli ho concesso ciò che lui voleva e questa è stata l’origine dell’aggravarsi di tutti i miei disturbi: vomitare, digiunare e tagliarmi con più ferocia, fare uso di tutte le droghe che riuscivo a recuperare, dare il mio corpo a chi lo chiedeva, bisogno di ribellarmi sempre di più alle regole, bere, non rincasare più la notte, bruciarmi con le sigarette, tagliarmi, vestirmi di stracci, rasarmi a zero, andare male a scuola e farmi bocciare, etc.
Mi chiedo ora: quanto sono disposta a concedere a lui ancora del mio tempo, del mio spazio e della mia vita? Non ha già rubato abbastanza?

Quanto male è riuscito a farmi, non solo quando avevo quattordici anni ma per tutti gli anni a seguire.
È riuscito a farmi credere di essere io quella sporca, quella che doveva pagare per ciò che aveva fatto.
Ed ho pagato! Ho pagato tanto ma per un errore che non ho commesso.
Ora lo so e ciò che ho bisogno di fare è di sentirlo sempre più profondamente, di irradiare di questa consapevolezza ogni angolino buio che ancora ha dei dubbi.
Sono una persona adulta (è tempo di riconoscere anche questo fino in fondo, superando la paura) e oggi mi posso difendere, mi devo difendere, posso impedirgli di ferirmi ancora, perché non me lo merito.
Devo smettere di punire una bambina che cercava solo di essere ciò che le avevano fatto credere di dover essere.
Oggi posso scegliere di essere ciò che sono davvero.
Ha approfittato del mio essere immatura, ingenua, mi ha fatto credere di aver fatto solo ciò che anche io avevo voluto. Mi ha fatto credere di essere adulta, capace di scegliere ciò che era giusto per me e che volevo davvero.
Io desideravo provare quell’emozione che mi faceva palpitare il cuore al solo pensiero di vederlo, non immaginavo che lui avesse altri progetti.
Ma a lui non è mai fregato niente di me, di ciò che provavo o di ciò che ero ed ora so che NON È STATA COLPA MIA!

6 commenti:

  1. ciao chiara, scusa x il mio italiano x che sono brasiliana. cmq e una cosa molto dolorosa, ed invidarei a te a denunciare! una cosa dei genere no c"e perdono.una persona cosi merita solamente la vergongna, e tu dovrebero fare in mode in qui sta persona pague ed dare conta ala giustizia. ricordati que no sei sola. la legge sta com te a anche io ti sto vicino. 1 abracio lu

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  2. ..NON è STATA COLPA TUA...Nè MIA..Nè DI NESSUNA BIMBA INDIFESA..

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  3. ti sono vicina, ce la puoi fare.
    ce la possiamo fare.

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  4. "Mi chiedo ora: quanto sono disposta a concedere a lui ancora del mio tempo, del mio spazio e della mia vita? Non ha già rubato abbastanza?..."
    Lo so..vorrei veramente superarlo del tutto..
    ..e i miei commenti di quasi un anno fa,valgono ancora..
    Un abbraccio
    Annalisa

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  5. Ma COME CAZZO HO FATTO a perdermi questo post???!!!
    Volendoti ancora più bene di prima, conoscendoti un pochino di più, apprezzando ancora di più quello che hai dentro, quello che hai fatto e quello che sai fare, ti stringo con tutto il mio cuore. :-)

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  6. Stessa storia. Con la differenza che io sono pure rimasta incinta.
    Sono passati 17 anni, ma di quel momento ricordo tutto. Tutto. Tutto. Ogni singolo istante.

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