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domenica 11 gennaio 2009

Favola

Fine dicembre 08

C’era una volta una principessa che viveva chiusa nella torre di un castello.
Aveva sempre tanto freddo e si sentiva perdutamente sola. Sognava il giorno in cui un bel principe sarebbe arrivato a liberarla: si sarebbe abbandonata nelle sue baccia e si sarebbe lasciata portare lontano dalla sua prigione, finalmente in salvo.
Ma quel giorno non arivava mai.
Ogni tanto un principe a cavallo arrivava sotto la torre della principessa e si mostava in tutta la sua fierezza, pronto a dare la vita per lei. Allora la principessa ardeva di speranza e cantava per il suo eroe con la sua voce incantatrice.
Ogni volta il baldo giovane di turno cominciava la ricerca della porta d’entrata e, quando capiva che questa non esisteva, cercava il modo di arrampicarsi fino alla finestra della bella pincipessa e di tenderle una mano.
Ma ogni tentativo era vano e per quanto il principe si sforzasse non c’era modo di arrivare fino a lei.
La principessa stava a guardare ma pian piano perdeva interesse, il suo canto si affievoliva, il bel giovane cominciava a non essere più così attraente e la speranza svaniva, ed allora ella si allontanava dalla finestra, abbandonava a se stesso l’aspirante redentore, e tornava a sognare il giorno in cui le cose sarebbero cambiate.
Un giorno come un altro qualcosa di nuovo accadde: non un principe arrivò alla sua dimora, ma una bella signora che sembrava vestita di luce.
“Mia dolce principessa, vieni giù da me” disse la donna.
“Non posso! Io sono rinchiusa in questa torre e sto aspettando che qualcuno venga a salvarmi.” Rispose la principessa.
“Non ci sono delle scale che ti portino quaggiù?”
“Non lo so sconosciuta signora della luce. Io sono rinchiusa in questa torre e sto aspettando che qualcuno venga a salvarmi”.
“Non c’è una corda con cui puoi provare a calarti dalla finestra?” continuò la donna.
“Non lo so. Io sono rinchiusa in questa torre e sto aspettando che qualcuno venga a salvarmi. Sei tu qui per portarmi in salvo?”.
La signora vestita di luce guardò la principessa con sguardo fermo e infinitamente dolce, le sorrise e disse: “Sono venuta per fare di meglio: sono qui per per farti scoprire che tu sai già come uscire”.
La principessa rimase in silenzio per qualche istante, poi aggrottò le sopracciglia e borbottò: “Io non capisco. Io sono rinchiusa in questa torre e sto aspettando…”
“Nessuno potrà venire a salvarti – la interruppe la donna con uno sguardo ancora più fermo – solo tu sai come fare per uscire dalla tua prigione”.
La principessa guardava intensamente la donna che tornò a parlare con dolcezza: “Canta per te stessa con tutta la voce che hai e tutto l’amore che puoi, chi ti ama sentirà il tuo canto dalle valli lontane e correrà da te. Nessuno sa che tu sei rinchiusa qui, i tuoi cari ti cercano ma sei tu che non ti fai trovare. Quando saranno arrivati tu gli dirai come raggiungerti, gli dirai dove sono gli appigli per potersi arrampicare su questa torre che conosci bene, perchè tu stessa hai costruito con tanta cura.
Sei scappata da una vita che ti faceva paura e ti sei rifugiata nel sogno di una vita alla quale non dai modo di realizzarsi. Sei stata per te stessa peggio di qualsiasi drago, più cattiva di qualunque orco sia mai esistito, ma ora io faccio luce nelle tue tenebre e finalmente potrai portarti in salvo.”
La principessa guardava sgomenta davanti a sé. Non ricordava da tempo chi l’avesse rinchiusa in quella torre ma ora pian piano i ricordi cominciavano a riaffiorare e vedeva la sua famiglia, il lungo e difficile viaggio che ella aveva fatto per fuggire dalla paura e dal dolore e poi la torre: sicura, inespugnabile e…per sempre.
La signora la riempiva di amore e di luce e così ella decise di cominciare a cantare ma stavolta cantava per se stessa. All’inizio fu solo un sussurro ma poi diventò un fiume in piena che raggiunse valli lontane come un richiamo alla vita.
Cantava e cantava la principessa e si sentiva riempire l’animo e il cuore. Quando scrutò l’orizzonte vide che tante persone si avvicinavano al suo nascondiglio, riconobbe la sua amata nonna, sua madre, suo padre e le sue sorelle, vide damigelle e servitori di corte e persino il suo cane. Tutti ascoltavano profondamente il suo canto e lo seguivano.
Fu allora che smise di cantare.
Non sapeva se la signora della luce fosse ancora sotto la sua finestra ma non guardò.
Insieme all’amore dei suoi cari stavano tornando da lei anche i fantasmi che la perseguitavano quand’era bambina. La paura cresceva e cominciò a chiedersi come avrebbe fatto a sopportare di stare fra tutta quella gente dopo aver passato tanti anni da sola nei suoi sogni. Forse non solo la paura ma anche l’amore l’avrebbe soffocata perché non era più abituata a respirarlo,
e forse proprio lei non sapeva come si faceva ad amare.
Così fece un passo indietro e chiuse la sua finestra, si sdraiò sul freddo pavimento nel buio della sua torre e ricominciò a figurarsi il giorno in cui un bel principe sul suo cavallo sarebbe arrivato e l’avrebbe portata in salvo. Chiuse gli occhi e si addormentò.
FINALE 1:
Sognando per l’eternità.
FINALE 2:
Cominciò a sognare forti braccia che la stringevano e verdi prati che correvano sotto gli zoccoli di un cavallo color della terra. Sorrideva la principessa, si sentiva finalmente vicina alla felicità.
Ma ecco arrivare qualcosa a rompere l’incantesimo: i verdi prati svanirono portando con sé il giovane amante ed il suo destriero.
Era di nuovo sola, al buio e al freddo della sua torre.
Cercò di tornare a rifugiarsi nel mondo della fantasia come aveva ormai abilmente imparato a fare, ma non ci riusciva, c’era qualcosa che glielo impediva. Non poteva uscire dalla torre e non era più in grado di fuggire in una realtà solo sognata.
Mente e corpo si trovavano forse per la prima volta nello stesso posto: un non-luogo che non era vita e neanche morte, né sogno né realtà.
La giovane era terrorizzata all’idea di riaprire la finestra, ma lo era anche al pensiero di rimanere per sempre chiusa in quella prigione. Non riusciva più a fare a meno di pensare alle parole della signora vestita di luce. La consapevolezza pulsava dentro di lei, la spingeva a rimanere sveglia, la esortava ad alzarsi e porre fine alla falsità e in quei momenti la principessa avrebbe voluto urlare talmente forte da sbriciolare i muri che la circondavano.
Ma allora cosa la spingeva a rimanere lì seduta a guardarsi attorno senza vedere nulla?
La principessa ora pensava alla sua luminosa signora, sperava di vederla apparire e illuminare la stanza, desiderava che le prendesse la mano e la portasse con sé, che la liberasse dal drago che dimorava in lei e che non le permetteva di continuare a cantare.
Intanto non molto lontano dalla torre, il re e la regina tendevano le orecchie trattenendo il fiato, nella disperata attesa di udire nuovamente il canto dell’amata figlia che li guidasse fino a lei. Non sapevano se attendere immobili o continuare a camminare e a cercare. Per anni la paura aveva immobilizzato anche loro e, come un malefico sortilegio, aveva chiuso i loro occhi e tappato le loro orecchie. Ma ora il canto della figlia li aveva liberati e potevano finalmente vedere e sentire di nuovo.
Il re chiese con forza ai suoi servitori di cercare ovunque, di arrampicarsi sugli alberi più alti e scrutare l’orizzonte in cerca di un segno della presenza della sua bambina. Ma nessuno riuscì a trovare nulla e così il re, con le lacrime agli occhi, sollevò il volto per guardare il cielo e cominciò a cantare. Era un canto poco allenato, rotto dal pianto ma di una dolcezza così disarmante che tutti si fermarono ad ascoltarlo e presto tutta la valle si intrise di quell’amore vero capace di riempire ogni paura.
La regina guardava il suo re come se lo vedesse per la prima volta, il suo canto scioglieva il ghiaccio che lei aveva messo a protezione del suo cuore e la tristezza si impadronì improvvisamente di lei. Fissando l’orizzonte lontano cominciò a chiedersi come aveva potuto non cercare sua figlia per tutti quegli anni, aveva ostinatamente voluto credere che fosse felice, respingendo il pensiero che potesse trovarsi in un qualsiasi pericolo, ed ora era terrorizzata all’idea di averla persa per sempre.
Il re sembrò indovinare i pensieri che offuscavano il bel volto della sua amata regina e così posò un braccio sulle sue spalle e la strinse al suo fianco, la regina poggiò la testa sul petto del suo sposo e si lasciò cullare dal dolce canto. Avrebbe voluto cantare anche lei, lo avrebbe voluto con tutto il cuore: cantare per la sua adorata figlia e farle sapere che anche lei la stava cercando. Ma non ne era ancora capace, anch’ella aveva costruito dentro di sè delle solide mura che la proteggevano e la imprigionavano e non sapeva, o forse ancora non poteva, liberarsene. Ma l’amore sollevava il suo cuore abbastanza in alto da poter guardare oltre ghiacci e mattoni e così, a bocca chiusa e denti stretti, con la forza e il coraggio di un intero popolo di elfi, cominciò delicatamente ad intonare il suo richiamo senza parole sperando che il cuore della sua piccola riuscisse a percepirlo.
(Non so ancora come finisce il secondo finale!!)

1 commento:

  1. Bellissima.....ne ho scritta una molto simile e ancora sto vivendo l'attesa vana della principessa imprigionata...ma questa non è una favola:è una storia dell'orrore e della tristezza.
    finalmente leggo i tuoi pensieri,Kiaretta.
    ci samo conosciute sul blog di veggie:io sn l'Anonima di Torino...mi chiamo Emanuela e so di che "favola" parli...
    1 abbraccio:-)

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