E con la pancia non mi riferisco all'apparato digerente che è in buona salute!
Dato che non produco nuovi post ve ne ripropongo uno vecchio che ho riletto con piacere.
Si intitola ANONIMI, COLLAGE, GAIA, ANTARES & PREMIATA FORNERIA MARCONI e per leggerlo ci voglio due giorni... XD
Udite udite: quest'anno sono felice all'idea del Natale e sono già super organizzatissima con i regali, che prevedono spesa minima di pecunia ma tanto cuore e tempo da dedicare alle persone che amo.
Non sopporto già più il buio alle 5 di pomeriggio ma il freddo mi piace (anche il caldo eh!) e devo dire che sono in sintonia con la stagione e ho smesso di rimpiangere l'estate. Certo la mia stagione preferita rimane la primavera ma è bello riscoprirsi equilibrate anche quando non c'è il sole a tirar su il morale, anche quando la vita ti piazza davanti un ostacolo dopo l'altro e ti fa provare tutta la gamma delle emozioni negative. E tu ti fermi, vivi quello che devi vivere, provi le emozioni che devi provare ma non ti frantumi: ti guardi un attimo intorno e poi respiri e riprendi a camminare, addirittura a sorridere!
Ho dovuto affrontare tante situazioni che mi hanno messa fortemente in crisi in questi mesi ma mai una volta ho vomitato o mi sono tagliata (solo UNA UNA UNA volta in un sacco di mesi mi sono "accarezzata" il braccio con la lametta e la pelle si è un po' escoriata ma sono stata bravissima perché mi sono ripigliata subito e l'ho rimessa al suo posto!). Se ho saltato un pasto l'ho fatto solo per la fretta di correre tra lavoro e università e non per volontà di restringere.
Bè...ma che sto facendo?? Questo è quasi un nuovo post!! Devo fermarmi subitoooooo!! ;)
Vi lascio ad Antares &co.
BACI!!
DOMENICA 17 GENNAIO 2010
ANONIMI...
Ho trovato dei commenti di persone senza nome al mio primo post "L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera" ed a quello successivo "“Una persona splendida che sa come regalare gioia e serenità”…Dove sono io?"...Vi vorrei ringraziare. Non so dove altro rispondervi, quindi lo faccio qui, in "prima pagina"=)
Forse qualcuno di voi mi conosce, c'è un commento in particolare che me lo fa pensare...In ogni caso è bello sapere di non essere sole, nemmeno nelle cose peggiori della nostra vita. Mi dispiace tanto se anche voi avete passato quello che ho passato io, o anche peggio. Comunque tutto si supera, lo sapete vero? Ed ogni ostacolo superato ci rende migliori e più forti.
Ci sono altre persone senza blog che vorrei salutare e ringrazioare: sono quelle che si sono aggiunte nel tempo tra i miei sostenitori: saragandola, amery91, anakilledme, gabysemionowa, unamelaalgiorno, chiarachicchirichi88, hcslut. In realtà non so se alcuni di voi hanno un blog, io non sono mai riuscita a trovare nessun link!! Se state leggendo e avete un blog, mi dareste l'indirizzo?? In ogni caso grazie infinite di esserci!^^
COLLAGE...
Rileggendo i vecchi post ho sentito bisogno di raccogliere frasi, pezzi di ciò che ho scritto, per vederli uno vicino all'altro...
Il terrore iniziale si è trasformato in qualcosa d’altro, qualcosa a cui non so dar nome.Ho ricominciato ad abbuffarmi, per continuare a cercare la soddisfazione del mio bisogno senza volto.
mi sono infilata la mano in gola, sì tutta la mano perchè ormai da tempo due dita non bastano più al mio stomaco per restituirmi quello che disperatamente gli caccio dentro. Un vomito immensamente doloroso perchè dopo le ultime settimane di folli, continue e inarrestabili abbuffate ho deciso di farmi bucare la lingua, sperando in un freno esterno: non mi bastavano più i tagli sulle braccia e nemmeno le più ardite ferite sulla lingua, ho avuto bisogno di un piercing che me la trafiggesse che la facesse gonfiare come una palla per riuscire a stare un giorno, un solo misero giorno, senza divorare il mondo. Dal secondo giorno me ne sono fregata del dolore, come sempre, e così sono riuscita a far diventare le mie torture ancora più efficaci e il metallo che percepisco costantemente nella carne mi ricorda ogni istante la croce che mi sono costruita in questi 13 anni.
non voglio morire
Ma non è bastato vomitare.Il mostro oggi era proprio arrabbiato e lo stomaco non era abbastanza vuoto, non per lui, non per me, ma non riuscivo proprio a fare di più, me lo sarei strappato via se avessi potuto ma, invece, più di così non potevo fare.Allora ho preso in cucina il coltello più spesso che avevo, l’ho affilato ed ho cominciato la carneficina.
Lo squarcio che si è aperto sul mio braccio non voleva proprio smettere di sanguinare, se non lo tenevo premuto e chiuso con le dita mi si apriva davanti agli occhi la mia carne viva.
Poi lo psichiatra voleva trattenermi in ospedale, ma non mi fregano più, ora so bene cosa dire e in che modo sorridere per convincerli che ho tutto sotto controllo e mi sto curando con dedizione
Tante volte ho desiderato sapere in che modo, nella tua vita, hai amato, gioito e sofferto. Le domande che ogni tanto ti ho posto nel corso degli anni, con tutta la discrezione che mi era possibile, volevano cercare di raccogliere qualche briciola del tuo cuore, per calmare la disperata fame che sentivo.Fame di te, di riconoscere nel tuo vivere qualcosa del mio, di sentire il calore del tuo sangue scorrere nelle tue vene, per poter lasciare al mio tutto quell’impeto che non mi spiegavo.
Mamma.
Ed ecco che nei miei ricordi sopraggiunge un senso di protezione, la consapevolezza di avere un porto sicuro dove andare a ripararmi.
E’ la nonna, che mi stringe forte e mi dice: “Tu sei come me, non ce la fai a sentirla piangere”, ed io mi sento avvolta d’amore, compresa e protetta e finchè sono tra le sua braccia ogni colpa svanisce.
Mi sentivo così quando c’era lei e dopo che se n’è andata nessuno ha più saputo davvero chi ero e cosa provavo, o almeno a me è sembrato che più nessuno lo capisse.
Dopo c’è stato il vuoto.
E c’era la solitudine.
Tante volte mi sono sentita sola davanti alla vita e mi faceva paura
Ho cercato dentro di me l’eco dei forti sentimenti che sentivo ma, non avendo imparato a volermi bene, ho messo da parte l’amore e mi sono rifugiata in un assordante dolore.
Io sono dietro l’inganno.
C’è qualcosa dentro di me, qualcosa che posso dare agli altri, questo lo sento.
Vorrei poter donare gioia e serenità, credo sia il mio desiderio più grande, a volte ho la sensazione strana di essere nata solo per questo...
Cominciò a baciarmi in un modo un po’ schifoso, non proprio uguale al mio primo bacio, che avevo dato pochi mesi prima. Poi iniziò ad accarezzarmi il seno immaturo. Credo di aver capito, in quel momento, dove lui voleva arrivare, ma sono rimasta lì.
Si alzò e mi portò dentro al bosco.
Era arrivato il mio turno, gli dovevo ciò che gli spettava, l’amore era questo.
Quanto male è riuscito a farmi, non solo quando avevo quattordici anni ma per tutti gli anni a seguire.
È riuscito a farmi credere di essere io quella sporca, quella che doveva pagare per ciò che aveva fatto.
Ed ho pagato! Ho pagato tanto ma per un errore che non ho commesso.
Sono una persona adulta (è tempo di riconoscere anche questo fino in fondo, superando la paura) e oggi mi posso difendere, mi devo difendere, posso impedirgli di ferirmi ancora, perché non me lo merito.
Devo smettere di punire una bambina che cercava solo di essere ciò che le avevano fatto credere di dover essere.
Oggi posso scegliere di essere ciò che sono davvero.
Voglio imparare a “lasciare che sia” e ad ascoltare le mie reazioni per poi decidere qual è la cosa più giusta per me, per il mio corpo e per la mia mente, tutto insieme, e non lasciarlo decidere a quest’ultima a priori.
E poi a me fa schifo vedere le persone che mangiano con gusto.
Ho permesso al cibo di prendere il sopravvento, mi sono resa sua succube per reiterare i soprusi subiti trovando la mia identificazione nel ruolo della vittima.
Mi violento quando mi abbuffo e mi violento quanto mi infilo la mano in gola per vomitare, ogni volta è un ripetere la violenza subita, un rivivere quel momento e punirmi per averlo vissuto allora.
Mangiare vuol dire riempire il mio corpo fino a farlo stare male, fino a percepire tutto il cibo ingerito come qualcosa di schifoso che mi inquina. Vomitare, poi, è sia intrusione e violenza che tentativo di liberazione e purificazione.
All’estremo opposto c’è invece il non concedermi nulla, il controllo totale di tutti gli impulsi e i bisogni del mio corpo, fino ad affamarlo e consumarlo. Il bisogno di controllo è dettato dalla paura di perderlo completamente ed essere nuovamente vittima degli altri. Se non mangio, non dormo, se non provo nessun desiderio sono potente, inespugnabile, niente e nessuno mi può fare del male.
La completa perdita di controllo mi porta al bisogno di ripristinare uno stretto regime totalitario e viceversa, in un circolo vizioso senza fine.
Mi faccio schifo io quando non ho il controllo, e non voglio dare la possibilità al cibo di farmelo perdere solo perché è gustoso.
Ci vorrebbe una bella via di mezzo tra l’assenza e l’eccesso di controllo
Ricordo che la prima volta che ho vomitato avevo dodici anni, ma non credo proprio sia stato quello il nostro primo incontro.
Credo che la voce interiore che sentivo da piccolissima che diceva lieve che la mamma voleva più bene a mia sorella fosse un tuo sussurro, come quello che mi ricordava che ero cattiva perché avevo imparato a camminare e mia sorella no...
A sei anni forse abbiamo stretto il nostro patto: la nonna è morta, lei è dovuta soccombere alla sua malattia.
Ero davvero sola, follemente impaurita…
La mia mente aveva rimosso il dolore, l’angoscia e vedevo la vita da una bolla di sapone. Così mi hai dato la mano ma non sei riuscita ad abbracciarmi.
E’ solo a quattordici anni che ci siamo strette nell’abbraccio più profondo che io abbia mai ricevuto dopo quello di mia nonna.
E’ per questo che non posso volerti male, eri l’unica che era davvero accanto a me a sostenermi, credo che senza di te mi sarei sgretolata in mille pezzi.
Mi hai fatto soffrire tanto, non c’è dubbio, ma il dolore che mi provocavi tu era infinitamente più piccolo di quello dell’assenza, del vuoto, della colpa, dell’indifferenza.
Ora però non possiamo più rimanere strette nel nostro abbraccio cara malattia.
Mi sono accorta che posso rimanere integra anche senza di te, mi sono resa conto che non esiste solo il dolore e che quindi non sono costretta a scegliere quello che fa meno male.
Ma non imparò mai e così io continuai a fare la piccola adulta e lei continuò a portarmi via la mamma.
Ricordo che mi sentivo un fuoco dentro quando guardavano mia sorella, quando la fissavano. Ricordo che cercavo di portare quel fuoco nei miei occhi e di incenerire le persone con lo sguardo.
Gelosia, paura di essere messa in ombra, sentimento di inferiorità: sono sentimenti sempre in agguato dentro di me.
“Cara mamma, se ti scoccia che io sia intelligente e capace, se comunque in ogni caso non te ne frega nulla di me, sai cosa ti dico? Vai ad abbracciarti la tua figlioletta malata e lasciami in pace, da ora me ne frego anche io sia di te che di me!”
Così cominciò il calvario dell’adolescenza in cui la rabbia dominava incontrastata. Ma ormai non sapevo già più quale fosse la sua origine, ormai la mia famiglia era solo un puntino nero perso dentro il rosso del mio dolore che mi pervadeva.
Ma più di tanto non potevo fare: mi sono negata tutti i piaceri che ho potuto, ho deturpato il mio corpo e ho abbondantemente limitato i successi nello studio. Eppure continuavo a crescere, a piacere e interessare agli altri, a sentire passioni verso cui volevo dirigere la mia vita. E in tutto questo non trovavo una soluzione per non lasciare indietro mia sorella: una persona ormai abissalmente lontana da me, con cui la comunicazione era già interrotta da tempo.
“Nessuno potrà venire a salvarti – la interruppe la donna con uno sguardo ancora più fermo – solo tu sai come fare per uscire dalla tua prigione”.
“Canta per te stessa con tutta la voce che hai e tutto l’amore che puoi, chi ti ama sentirà il tuo canto dalle valli lontane e correrà da te. Nessuno sa che tu sei rinchiusa qui, i tuoi cari ti cercano ma sei tu che non ti fai trovare. Quando saranno arrivati tu gli dirai come raggiungerti, gli dirai dove sono gli appigli per potersi arrampicare su questa torre che conosci bene, perchè tu stessa hai costruito con tanta cura.
Sei scappata da una vita che ti faceva paura e ti sei rifugiata nel sogno di una vita alla quale non dai modo di realizzarsi. Sei stata per te stessa peggio di qualsiasi drago, più cattiva di qualunque orco sia mai esistito, ma ora io faccio luce nelle tue tenebre e finalmente potrai portarti in salvo.”
La signora la riempiva di amore e di luce e così ella decise di cominciare a cantare ma stavolta cantava per se stessa. All’inizio fu solo un sussurro ma poi diventò un fiume in piena che raggiunse valli lontane come un richiamo alla vita.
Cantava e cantava la principessa e si sentiva riempire l’animo e il cuore.
La consapevolezza pulsava dentro di lei, la spingeva a rimanere sveglia, la esortava ad alzarsi e porre fine alla falsità e in quei momenti la principessa avrebbe voluto urlare talmente forte da sbriciolare i muri che la circondavano.
Ma allora cosa la spingeva a rimanere lì seduta a guardarsi attorno senza vedere nulla?
Troppo spesso, ancora oggi, il suono del campanello mi provoca il dolore dello schiaffo.
Basta.
Voglio che quel maledetto campanellìo rimanga solo un suono e non sia più dolore.
"Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve"
ANA, MIA, KISS MY ASS!
Fare pace con noi stessi.
Perdonarci.
Per scoprire che non c'è abbraccio più caldo nel nostro.
GAIA, ANTARES E UNIVERSO INTERO...
Gaia vuol dire terra ma vuol dire anche amica per la vita. E' stata Gaia a mandarmi queste immagini dal lontano Canada. Ed è a lei che dedico questo post.
Già così mi sento piccina piccina...
Ed ora un piccolo zoom di una delle parti più scure della foto prima...
Toglie un po' il fiato.
E' tutto così piccolo...I miei dolori, il mio collage, le mie gioie, il mio alano, i terremoti, gli tsunami, tutto il mio vomitare della notte scorsa.
E anche io, così piccola eppure così immensa da contenere in me tutto questo universo.
Sono energia. Come Aldebaran.
Tutti immensamente lontani eppure parte della stessa storia infinita.
Impressioni di settembre
Premiata Forneria Marconi (PFM)
Mogol - Pagani - Mussida
(1971)
Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
il giorno come sempre sarà.
.








Quattro anni da quel post, anche di piu' se teniamo presente che raccoglieva stralci di altri post ancora piu' lontani nel tempo.
RispondiEliminaQuattro anni senza mai perdermi un solo passo del percorso che ti ha portata ad essere la donna che sei oggi...quella che affronta le difficolta' a muso aperto, quella che vive intensamente tutte le emozioni, positive o negative che siano, quella che davanti alla tentazione di farsi del male, si ferma e si chiede "cazzo sto facendo?", e poi ci ripensa...
Altro che stelle, pianeti e satelliti...che me ne faccio io di un telescopio, se la mia stella cometa ce l'ho qui su Blogger???
Anch'io quest'anno sono felice all'idea del Natale, e sapere di essere unita a te in questa consapevolezza mi rende ancora piu' contenta...
Un giorno magari raccontacelo con calma il tuo presente.
Per me personalmente, e certamente non solo per me, è una medicina.
Buona vita, e non perdere mai la fiducia e la speranza...grazie per questo significativo collage...lo considero il mio regalo di Natale da parte tua.
Un abbraccio pieno d'Amore.
Io veramente pensavo ad un altro regalo per la mia Dony per Natale..
EliminaCuriosa la tua Dony...
EliminaMi unisco a voi dolcissime amiche mie..anche io sono felice quest'anno del Natale..canto le canzoni di natale..ho fatto già i regali.."pensati" ma economici.
Elimina..e più vi leggo più vi adoro..è come se stessimo facendo lo stesso percorso di completa rinascita...o meglio di vita..assaporare la vita con tutte le emozioni e le gioie permettendoci di provare tutta la gamma di emozioni possibili..e quando mi fermo e mi dico: se non avessi passato l'inferno, non godrei di così tanta gioia..è la verità..e vale anche per voi..
Vi abbraccio forte...
Post che avevo già letto a suo tempo, ovviamente, che che a rileggerlo così dà sempre un brivido... E' bellissimo leggere dei progressi che hai fatto... e ancora più bello pensare a quanti potrai farne ancora. Ti auguro tutta la gioia e la serenità che meriti, non solo per Natale, ma anche per tutti gli anni a venire...
RispondiEliminaTi abbraccio forte forte...
Dolce Veggie,
Eliminacome sempre ti ringrazio di cuore e ti abbraccio forte anche io!