Vi regalo uno splendido video.
domenica 8 dicembre 2013
sabato 30 novembre 2013
Riciclo creativo di post
Vita sempre piena, pancia ancora vuota.
E con la pancia non mi riferisco all'apparato digerente che è in buona salute!
Dato che non produco nuovi post ve ne ripropongo uno vecchio che ho riletto con piacere.
Si intitola ANONIMI, COLLAGE, GAIA, ANTARES & PREMIATA FORNERIA MARCONI e per leggerlo ci voglio due giorni... XD
Udite udite: quest'anno sono felice all'idea del Natale e sono già super organizzatissima con i regali, che prevedono spesa minima di pecunia ma tanto cuore e tempo da dedicare alle persone che amo.
Non sopporto già più il buio alle 5 di pomeriggio ma il freddo mi piace (anche il caldo eh!) e devo dire che sono in sintonia con la stagione e ho smesso di rimpiangere l'estate. Certo la mia stagione preferita rimane la primavera ma è bello riscoprirsi equilibrate anche quando non c'è il sole a tirar su il morale, anche quando la vita ti piazza davanti un ostacolo dopo l'altro e ti fa provare tutta la gamma delle emozioni negative. E tu ti fermi, vivi quello che devi vivere, provi le emozioni che devi provare ma non ti frantumi: ti guardi un attimo intorno e poi respiri e riprendi a camminare, addirittura a sorridere!
Ho dovuto affrontare tante situazioni che mi hanno messa fortemente in crisi in questi mesi ma mai una volta ho vomitato o mi sono tagliata (solo UNA UNA UNA volta in un sacco di mesi mi sono "accarezzata" il braccio con la lametta e la pelle si è un po' escoriata ma sono stata bravissima perché mi sono ripigliata subito e l'ho rimessa al suo posto!). Se ho saltato un pasto l'ho fatto solo per la fretta di correre tra lavoro e università e non per volontà di restringere.
Bè...ma che sto facendo?? Questo è quasi un nuovo post!! Devo fermarmi subitoooooo!! ;)
Vi lascio ad Antares &co.
BACI!!
Mi sentivo così quando c’era lei e dopo che se n’è andata nessuno ha più saputo davvero chi ero e cosa provavo, o almeno a me è sembrato che più nessuno lo capisse.
Devo smettere di punire una bambina che cercava solo di essere ciò che le avevano fatto credere di dover essere.
Oggi posso scegliere di essere ciò che sono davvero.
Ci vorrebbe una bella via di mezzo tra l’assenza e l’eccesso di controllo
e la vita nel mio petto batte piano,
sono un uomo, un uomo in cerca di se stesso.
e intanto il sole tra la nebbia filtra già
il giorno come sempre sarà.
E con la pancia non mi riferisco all'apparato digerente che è in buona salute!
Dato che non produco nuovi post ve ne ripropongo uno vecchio che ho riletto con piacere.
Si intitola ANONIMI, COLLAGE, GAIA, ANTARES & PREMIATA FORNERIA MARCONI e per leggerlo ci voglio due giorni... XD
Udite udite: quest'anno sono felice all'idea del Natale e sono già super organizzatissima con i regali, che prevedono spesa minima di pecunia ma tanto cuore e tempo da dedicare alle persone che amo.
Non sopporto già più il buio alle 5 di pomeriggio ma il freddo mi piace (anche il caldo eh!) e devo dire che sono in sintonia con la stagione e ho smesso di rimpiangere l'estate. Certo la mia stagione preferita rimane la primavera ma è bello riscoprirsi equilibrate anche quando non c'è il sole a tirar su il morale, anche quando la vita ti piazza davanti un ostacolo dopo l'altro e ti fa provare tutta la gamma delle emozioni negative. E tu ti fermi, vivi quello che devi vivere, provi le emozioni che devi provare ma non ti frantumi: ti guardi un attimo intorno e poi respiri e riprendi a camminare, addirittura a sorridere!
Ho dovuto affrontare tante situazioni che mi hanno messa fortemente in crisi in questi mesi ma mai una volta ho vomitato o mi sono tagliata (solo UNA UNA UNA volta in un sacco di mesi mi sono "accarezzata" il braccio con la lametta e la pelle si è un po' escoriata ma sono stata bravissima perché mi sono ripigliata subito e l'ho rimessa al suo posto!). Se ho saltato un pasto l'ho fatto solo per la fretta di correre tra lavoro e università e non per volontà di restringere.
Bè...ma che sto facendo?? Questo è quasi un nuovo post!! Devo fermarmi subitoooooo!! ;)
Vi lascio ad Antares &co.
BACI!!
DOMENICA 17 GENNAIO 2010
ANONIMI...
Ho trovato dei commenti di persone senza nome al mio primo post "L'essere ignota non impedisce alla verità di essere vera" ed a quello successivo "“Una persona splendida che sa come regalare gioia e serenità”…Dove sono io?"...Vi vorrei ringraziare. Non so dove altro rispondervi, quindi lo faccio qui, in "prima pagina"=)
Forse qualcuno di voi mi conosce, c'è un commento in particolare che me lo fa pensare...In ogni caso è bello sapere di non essere sole, nemmeno nelle cose peggiori della nostra vita. Mi dispiace tanto se anche voi avete passato quello che ho passato io, o anche peggio. Comunque tutto si supera, lo sapete vero? Ed ogni ostacolo superato ci rende migliori e più forti.
Ci sono altre persone senza blog che vorrei salutare e ringrazioare: sono quelle che si sono aggiunte nel tempo tra i miei sostenitori: saragandola, amery91, anakilledme, gabysemionowa, unamelaalgiorno, chiarachicchirichi88, hcslut. In realtà non so se alcuni di voi hanno un blog, io non sono mai riuscita a trovare nessun link!! Se state leggendo e avete un blog, mi dareste l'indirizzo?? In ogni caso grazie infinite di esserci!^^
COLLAGE...
Rileggendo i vecchi post ho sentito bisogno di raccogliere frasi, pezzi di ciò che ho scritto, per vederli uno vicino all'altro...
Il terrore iniziale si è trasformato in qualcosa d’altro, qualcosa a cui non so dar nome.Ho ricominciato ad abbuffarmi, per continuare a cercare la soddisfazione del mio bisogno senza volto.
mi sono infilata la mano in gola, sì tutta la mano perchè ormai da tempo due dita non bastano più al mio stomaco per restituirmi quello che disperatamente gli caccio dentro. Un vomito immensamente doloroso perchè dopo le ultime settimane di folli, continue e inarrestabili abbuffate ho deciso di farmi bucare la lingua, sperando in un freno esterno: non mi bastavano più i tagli sulle braccia e nemmeno le più ardite ferite sulla lingua, ho avuto bisogno di un piercing che me la trafiggesse che la facesse gonfiare come una palla per riuscire a stare un giorno, un solo misero giorno, senza divorare il mondo. Dal secondo giorno me ne sono fregata del dolore, come sempre, e così sono riuscita a far diventare le mie torture ancora più efficaci e il metallo che percepisco costantemente nella carne mi ricorda ogni istante la croce che mi sono costruita in questi 13 anni.
non voglio morire
Ma non è bastato vomitare.Il mostro oggi era proprio arrabbiato e lo stomaco non era abbastanza vuoto, non per lui, non per me, ma non riuscivo proprio a fare di più, me lo sarei strappato via se avessi potuto ma, invece, più di così non potevo fare.Allora ho preso in cucina il coltello più spesso che avevo, l’ho affilato ed ho cominciato la carneficina.
Lo squarcio che si è aperto sul mio braccio non voleva proprio smettere di sanguinare, se non lo tenevo premuto e chiuso con le dita mi si apriva davanti agli occhi la mia carne viva.
Poi lo psichiatra voleva trattenermi in ospedale, ma non mi fregano più, ora so bene cosa dire e in che modo sorridere per convincerli che ho tutto sotto controllo e mi sto curando con dedizione
Tante volte ho desiderato sapere in che modo, nella tua vita, hai amato, gioito e sofferto. Le domande che ogni tanto ti ho posto nel corso degli anni, con tutta la discrezione che mi era possibile, volevano cercare di raccogliere qualche briciola del tuo cuore, per calmare la disperata fame che sentivo.Fame di te, di riconoscere nel tuo vivere qualcosa del mio, di sentire il calore del tuo sangue scorrere nelle tue vene, per poter lasciare al mio tutto quell’impeto che non mi spiegavo.
Mamma.
Ed ecco che nei miei ricordi sopraggiunge un senso di protezione, la consapevolezza di avere un porto sicuro dove andare a ripararmi.
E’ la nonna, che mi stringe forte e mi dice: “Tu sei come me, non ce la fai a sentirla piangere”, ed io mi sento avvolta d’amore, compresa e protetta e finchè sono tra le sua braccia ogni colpa svanisce.
Mi sentivo così quando c’era lei e dopo che se n’è andata nessuno ha più saputo davvero chi ero e cosa provavo, o almeno a me è sembrato che più nessuno lo capisse.
Dopo c’è stato il vuoto.
E c’era la solitudine.
Tante volte mi sono sentita sola davanti alla vita e mi faceva paura
Ho cercato dentro di me l’eco dei forti sentimenti che sentivo ma, non avendo imparato a volermi bene, ho messo da parte l’amore e mi sono rifugiata in un assordante dolore.
Io sono dietro l’inganno.
C’è qualcosa dentro di me, qualcosa che posso dare agli altri, questo lo sento.
Vorrei poter donare gioia e serenità, credo sia il mio desiderio più grande, a volte ho la sensazione strana di essere nata solo per questo...
Cominciò a baciarmi in un modo un po’ schifoso, non proprio uguale al mio primo bacio, che avevo dato pochi mesi prima. Poi iniziò ad accarezzarmi il seno immaturo. Credo di aver capito, in quel momento, dove lui voleva arrivare, ma sono rimasta lì.
Si alzò e mi portò dentro al bosco.
Era arrivato il mio turno, gli dovevo ciò che gli spettava, l’amore era questo.
Quanto male è riuscito a farmi, non solo quando avevo quattordici anni ma per tutti gli anni a seguire.
È riuscito a farmi credere di essere io quella sporca, quella che doveva pagare per ciò che aveva fatto.
Ed ho pagato! Ho pagato tanto ma per un errore che non ho commesso.
Sono una persona adulta (è tempo di riconoscere anche questo fino in fondo, superando la paura) e oggi mi posso difendere, mi devo difendere, posso impedirgli di ferirmi ancora, perché non me lo merito.
Devo smettere di punire una bambina che cercava solo di essere ciò che le avevano fatto credere di dover essere.
Oggi posso scegliere di essere ciò che sono davvero.
Voglio imparare a “lasciare che sia” e ad ascoltare le mie reazioni per poi decidere qual è la cosa più giusta per me, per il mio corpo e per la mia mente, tutto insieme, e non lasciarlo decidere a quest’ultima a priori.
E poi a me fa schifo vedere le persone che mangiano con gusto.
Ho permesso al cibo di prendere il sopravvento, mi sono resa sua succube per reiterare i soprusi subiti trovando la mia identificazione nel ruolo della vittima.
Mi violento quando mi abbuffo e mi violento quanto mi infilo la mano in gola per vomitare, ogni volta è un ripetere la violenza subita, un rivivere quel momento e punirmi per averlo vissuto allora.
Mangiare vuol dire riempire il mio corpo fino a farlo stare male, fino a percepire tutto il cibo ingerito come qualcosa di schifoso che mi inquina. Vomitare, poi, è sia intrusione e violenza che tentativo di liberazione e purificazione.
All’estremo opposto c’è invece il non concedermi nulla, il controllo totale di tutti gli impulsi e i bisogni del mio corpo, fino ad affamarlo e consumarlo. Il bisogno di controllo è dettato dalla paura di perderlo completamente ed essere nuovamente vittima degli altri. Se non mangio, non dormo, se non provo nessun desiderio sono potente, inespugnabile, niente e nessuno mi può fare del male.
La completa perdita di controllo mi porta al bisogno di ripristinare uno stretto regime totalitario e viceversa, in un circolo vizioso senza fine.
Mi faccio schifo io quando non ho il controllo, e non voglio dare la possibilità al cibo di farmelo perdere solo perché è gustoso.
Ci vorrebbe una bella via di mezzo tra l’assenza e l’eccesso di controllo
Ricordo che la prima volta che ho vomitato avevo dodici anni, ma non credo proprio sia stato quello il nostro primo incontro.
Credo che la voce interiore che sentivo da piccolissima che diceva lieve che la mamma voleva più bene a mia sorella fosse un tuo sussurro, come quello che mi ricordava che ero cattiva perché avevo imparato a camminare e mia sorella no...
A sei anni forse abbiamo stretto il nostro patto: la nonna è morta, lei è dovuta soccombere alla sua malattia.
Ero davvero sola, follemente impaurita…
La mia mente aveva rimosso il dolore, l’angoscia e vedevo la vita da una bolla di sapone. Così mi hai dato la mano ma non sei riuscita ad abbracciarmi.
E’ solo a quattordici anni che ci siamo strette nell’abbraccio più profondo che io abbia mai ricevuto dopo quello di mia nonna.
E’ per questo che non posso volerti male, eri l’unica che era davvero accanto a me a sostenermi, credo che senza di te mi sarei sgretolata in mille pezzi.
Mi hai fatto soffrire tanto, non c’è dubbio, ma il dolore che mi provocavi tu era infinitamente più piccolo di quello dell’assenza, del vuoto, della colpa, dell’indifferenza.
Ora però non possiamo più rimanere strette nel nostro abbraccio cara malattia.
Mi sono accorta che posso rimanere integra anche senza di te, mi sono resa conto che non esiste solo il dolore e che quindi non sono costretta a scegliere quello che fa meno male.
Ma non imparò mai e così io continuai a fare la piccola adulta e lei continuò a portarmi via la mamma.
Ricordo che mi sentivo un fuoco dentro quando guardavano mia sorella, quando la fissavano. Ricordo che cercavo di portare quel fuoco nei miei occhi e di incenerire le persone con lo sguardo.
Gelosia, paura di essere messa in ombra, sentimento di inferiorità: sono sentimenti sempre in agguato dentro di me.
“Cara mamma, se ti scoccia che io sia intelligente e capace, se comunque in ogni caso non te ne frega nulla di me, sai cosa ti dico? Vai ad abbracciarti la tua figlioletta malata e lasciami in pace, da ora me ne frego anche io sia di te che di me!”
Così cominciò il calvario dell’adolescenza in cui la rabbia dominava incontrastata. Ma ormai non sapevo già più quale fosse la sua origine, ormai la mia famiglia era solo un puntino nero perso dentro il rosso del mio dolore che mi pervadeva.
Ma più di tanto non potevo fare: mi sono negata tutti i piaceri che ho potuto, ho deturpato il mio corpo e ho abbondantemente limitato i successi nello studio. Eppure continuavo a crescere, a piacere e interessare agli altri, a sentire passioni verso cui volevo dirigere la mia vita. E in tutto questo non trovavo una soluzione per non lasciare indietro mia sorella: una persona ormai abissalmente lontana da me, con cui la comunicazione era già interrotta da tempo.
“Nessuno potrà venire a salvarti – la interruppe la donna con uno sguardo ancora più fermo – solo tu sai come fare per uscire dalla tua prigione”.
“Canta per te stessa con tutta la voce che hai e tutto l’amore che puoi, chi ti ama sentirà il tuo canto dalle valli lontane e correrà da te. Nessuno sa che tu sei rinchiusa qui, i tuoi cari ti cercano ma sei tu che non ti fai trovare. Quando saranno arrivati tu gli dirai come raggiungerti, gli dirai dove sono gli appigli per potersi arrampicare su questa torre che conosci bene, perchè tu stessa hai costruito con tanta cura.
Sei scappata da una vita che ti faceva paura e ti sei rifugiata nel sogno di una vita alla quale non dai modo di realizzarsi. Sei stata per te stessa peggio di qualsiasi drago, più cattiva di qualunque orco sia mai esistito, ma ora io faccio luce nelle tue tenebre e finalmente potrai portarti in salvo.”
La signora la riempiva di amore e di luce e così ella decise di cominciare a cantare ma stavolta cantava per se stessa. All’inizio fu solo un sussurro ma poi diventò un fiume in piena che raggiunse valli lontane come un richiamo alla vita.
Cantava e cantava la principessa e si sentiva riempire l’animo e il cuore.
La consapevolezza pulsava dentro di lei, la spingeva a rimanere sveglia, la esortava ad alzarsi e porre fine alla falsità e in quei momenti la principessa avrebbe voluto urlare talmente forte da sbriciolare i muri che la circondavano.
Ma allora cosa la spingeva a rimanere lì seduta a guardarsi attorno senza vedere nulla?
Troppo spesso, ancora oggi, il suono del campanello mi provoca il dolore dello schiaffo.
Basta.
Voglio che quel maledetto campanellìo rimanga solo un suono e non sia più dolore.
"Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve"
ANA, MIA, KISS MY ASS!
Fare pace con noi stessi.
Perdonarci.
Per scoprire che non c'è abbraccio più caldo nel nostro.
GAIA, ANTARES E UNIVERSO INTERO...
Gaia vuol dire terra ma vuol dire anche amica per la vita. E' stata Gaia a mandarmi queste immagini dal lontano Canada. Ed è a lei che dedico questo post.
Già così mi sento piccina piccina...
Ed ora un piccolo zoom di una delle parti più scure della foto prima...
Toglie un po' il fiato.
E' tutto così piccolo...I miei dolori, il mio collage, le mie gioie, il mio alano, i terremoti, gli tsunami, tutto il mio vomitare della notte scorsa.
E anche io, così piccola eppure così immensa da contenere in me tutto questo universo.
Sono energia. Come Aldebaran.
Tutti immensamente lontani eppure parte della stessa storia infinita.
Impressioni di settembre
Premiata Forneria Marconi (PFM)
Mogol - Pagani - Mussida
(1971)
Quante gocce di rugiada intorno a me
cerco il sole, ma non c'è.
Dorme ancora la campagna, forse no,
è sveglia, mi guarda, non so.
Già l'odor di terra, odor di grano
sale adagio verso me,
respiro la nebbia, penso a te.
Quanto verde tutto intorno, e ancor più in là
sembra quasi un mare d'erba,
e leggero il mio pensiero vola e va
ho quasi paura che si perda...
Un cavallo tende il collo verso il prato
resta fermo come me.
Faccio un passo, lui mi vede, è già fuggito
respiro la nebbia, penso a te.
No, cosa sono adesso non lo so,
No, cosa sono adesso non lo so,
sono solo, solo il suono del mio passo.
il giorno come sempre sarà.
.
venerdì 11 ottobre 2013
Il silenzio della colomba
Continuo a cantarla.
Ti chiederanno se li hai visti in faccia,
come ti han spogliata e se hai ceduto in fretta,
sotto quale tipo di minaccia
o è stato un gioco andato troppo in la.
E anche ammesso che finiscano in galera
quest'anno non verrà più primavera,
senti addosso quelle mani ancora,
è un primo amore che non scorderai.
È la fine dell'innocenza in quest'alba gelida di polizia
è il silenzio della colomba affogata di pioggia e buttata via.
E vuoi dimenticare, e vuoi volare via,
sarà una lunga strada verso casa quando verranno a prenderti.
Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io
per quelli che hanno un nome e una faccia che puoi chiamare uomini,
perchè in questa città vigliacca a parole son tuti eroi,
ma tu hai perso le scarpe e il cuore e non sai più chi sei
e non ci perdonerai.
E non bastan mille docce per lavarti
e la gente parla molto con gli sguardi
sei già dall'altra parte della vita
forse a scuola non ci tornerai.
E anche ammesso che finiscano in galera,
quest'anno non verrà più primavera,
li senti addosso a respirare ancora,
ed è un respiro che non scorderai.
È la fine dell'innocenza carta straccia lacrime e formalità,
è il silenzio della colomba che sognava il mare e non ci arriverá.
Come dimenticare, come volare via,
nel cuore più profondo del tuo cuore l'inferno ha fatto i cuccioli.
Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io
per quelli che hanno un nome e una faccia che puoi chiamare uomini,
poi il tempo è dalla tua parte e in qualche modo ce la farai
perchè le donne san stare al mondo molto più di noi
ma non ci perdonerai.
Si accettano link di canzoni più allegre!! ;)
Ti chiederanno se li hai visti in faccia,
come ti han spogliata e se hai ceduto in fretta,
sotto quale tipo di minaccia
o è stato un gioco andato troppo in la.
E anche ammesso che finiscano in galera
quest'anno non verrà più primavera,
senti addosso quelle mani ancora,
è un primo amore che non scorderai.
È la fine dell'innocenza in quest'alba gelida di polizia
è il silenzio della colomba affogata di pioggia e buttata via.
E vuoi dimenticare, e vuoi volare via,
sarà una lunga strada verso casa quando verranno a prenderti.
Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io
per quelli che hanno un nome e una faccia che puoi chiamare uomini,
perchè in questa città vigliacca a parole son tuti eroi,
ma tu hai perso le scarpe e il cuore e non sai più chi sei
e non ci perdonerai.
E non bastan mille docce per lavarti
e la gente parla molto con gli sguardi
sei già dall'altra parte della vita
forse a scuola non ci tornerai.
E anche ammesso che finiscano in galera,
quest'anno non verrà più primavera,
li senti addosso a respirare ancora,
ed è un respiro che non scorderai.
È la fine dell'innocenza carta straccia lacrime e formalità,
è il silenzio della colomba che sognava il mare e non ci arriverá.
Come dimenticare, come volare via,
nel cuore più profondo del tuo cuore l'inferno ha fatto i cuccioli.
Se non lo fa nessuno ti chiedo scusa io
per quelli che hanno un nome e una faccia che puoi chiamare uomini,
poi il tempo è dalla tua parte e in qualche modo ce la farai
perchè le donne san stare al mondo molto più di noi
ma non ci perdonerai.
Si accettano link di canzoni più allegre!! ;)
lunedì 29 luglio 2013
In spiaggia...
Tra quattro ore e mezza ho il treno per Lecce e come al solito ho appena finito di fare la valigia e sistemare le ultime cose...
Starò via una decina di giorni tra Salento e Ischia da un'amica, per poi tornare a casina e ripartire a fine agosto. Lunghe vacanze quest'anno! TUTTE a scrocco. ;p
Vi lascio con un'immagine, simpatica e portatrice di verità, presa da Facebook.
Starò via una decina di giorni tra Salento e Ischia da un'amica, per poi tornare a casina e ripartire a fine agosto. Lunghe vacanze quest'anno! TUTTE a scrocco. ;p
Vi lascio con un'immagine, simpatica e portatrice di verità, presa da Facebook.
Buone vacanze a tutti!
Se riesco vi aggiorno dal mare.
venerdì 19 luglio 2013
Capitolo Primo: L'amore ovvero Maurizio
Io e Maurizio abbiamo incrociato per la prima volta le nostre strade al liceo. Ma a quell'età quattro anni di differenza sono tanti e io entravo al liceo spaesata e ancora bambina mentre lui girava spavaldo per i corridoi e a me sembrava grande e inavvicinabile come gli altri della sua età.
Già soltanto l'anno dopo era tutto cambiato: i ragazzi più grandi, gli uomini, si erano avvicinati e pure troppo. E lì mi ero già persa nei meandri di me stessa, delle droghe, dei disturbi alimentari, dei tagli e di tutto il resto, ma questa storia già la conoscete.
Mauri l'ho rincontrato tanti anni dopo, quando già ero sposata con Fabio, conosciuto quando ero alle elementari, lui alle medie, e che veniva nello stesso liceo mio e di Mauri.
Si, sono una che rimane legata ai primi incontri.
Il mio primo amore, il mio primo bacio, è stato Massimiliano: era un compagno delle scuole medie di mia sorella, la prima volta che l'ho visto avevo nove anni, lui undici. Mi ha fatto un sorriso e il mio cuore prima è scoppiato, poi si è sciolto e poi è stato suo. E l'amore è andato avanti per tanti anni: siamo stati "insieme" alle medie, poi alle superiori (no, lui non era nello stesso liceo!) e poi anche in età adulta, intorno ai 20 anni. Ogni volta è finita e ogni volta ho sofferto da morire ma il mio amore per lui non si è mai scalfito, si è trasformato nel tempo fino a portarmi a chiedergli di essere il mio testimone di nozze, fino a portarmi a volergli bene come un fratello.
Ero già sposata con Fabio, dicevo. Ancora non mi ero accorta che lottavo con tutta me stessa per nascondere l'assenza di quel tipo di amore che si dovrebbe provare per un marito, ancora cercavo in ogni modo di recitare la mia parte di moglie di un uomo che per me era un altro fratello.
Mauri l'abbiamo rivisto insieme in un negozio della nostra città e abbiamo cominciato a frequentarci. Eravamo un bel gruppo di amici e spesso ci trovavamo a casa mia e di Fabio dove passavamo belle serate tutti insieme.
Maurizio era un amico che mi faceva tanta tenerezza: un animo sensibile e attento nascosto dietro parvenze di spavalderia (come al liceo!) e atteggiamenti che stonavano con i suoi occhi. Sempre comunque simpatico, socievole e disponibile con tutti.
Non l'ho mai guardato con occhi diversi da quelli di un'amica. Le cose sono cambiate dopo che io e Fabio ci siamo lasciati. Io e Maurizio siamo usciti da amici quali eravamo ma, senza troppo preavviso e senza possibilità di controllo, un giorno ci siamo ritrovati a casa mia seduti per terra (stavo traslocando) con le nostre labbra che non potevano fare a meno di avvicinarsi le une alle altre. E questo nostro primo bacio continua ad essere un ricordo che ancora ci fa sorridere e ci emoziona.
Poi il resto non è stato affatto rose e fiori.. Un amore forte, esplosivo, dolce e passionale, unito a due caratteri difficili, irruenti, impulsivi, due anime ferite dalla vita, perse, senza pace, due teste dure, due cuori grandi, pieni di amore ma anche di paura.
E così la nostra storia è stata da subito costellata di litigate epiche, urla, pianti, schiaffi (ovvero io che mi prendo a schiaffi da sola), pugni e calci alle porte (lui), testate conto il muro (entrambi), tagli pieni di rabbia (indovinate chi?), insomma due folli a piede libero, due cariche esplosive.
Spesso ci siamo domandati se avesse senso stare insieme, se non ci facessimo più male che bene. Spesso le persone che mi amano mi hanno chiesto se ero felice, se tutto questo ne valesse la pena.
Ci siamo anche presi una lunga pausa di tre mesi due anni fa, lui ha preso una casa in affitto (eravamo andati a convivere pochi mesi dopo quel primo bacio) e avevamo deciso che era finita (salvo continuare a sentirci, vederci e fare l'amore).
Ma poi la risposta è sempre stata la stessa: SI ne vale la pena. Ci amiamo nel profondo e nel profondo ci scaviamo l'un l'altra e questo ci porta a vivere momenti intensi e meravigliosi ma porta anche alle luce fantasmi e mostri assassini!
Dopo i tre mesi di pausa abbiamo fatto una scelta coraggiosa: abbiamo deciso di riprovarci ma ognuno a casa propria.
Per me è stata una scelta difficilissima che ha significato il dover affrontare la solitudine, ha voluto dire fare i conti con il mio bisogno di dipendenza.
Sono infinitamente grata a Mauri di avermi messo di fronte a questo ostacolo perché in quell'anno ho fatto un incredibile balzo in avanti. Ho acquistato una sicurezza e un'autonomia emotiva mai sperimentate prima.
Quando siamo tornati a vivere insieme, a settembre 2012, è stata tutta un'altra storia, siamo riusciti a fare tesoro dell'esperienza che ripeterei altre mille volte, nonostante la paura e la sofferenza che mi ha portato inizialmente.
Siamo ancora due folli in continua ricerca dell'equilibrio ma siamo due persone nuove ed ora abbiamo una stabilità di base che prima non esisteva.
Ringrazio Maurizio anche per questo carattere di merd.. che ha. :-D
Con Fabio potevo permettermi qualsiasi cosa: piangevo, urlavo, sbraitavo mi aprivo squarci nella carne e lui non si scomponeva, non perdeva mai quella pazienza zen, mi consolava, mi capiva, mi calmava.
Mauri invece è più schizzato di me quando si arrabbia. Se io perdo il senno, lui lo perde il doppio! Se io urlo, lui mi sotterra con la voce, sbatte tutte le porte che trova sul suo cammino e se ne va.
Ecco, voi penserete che sia un inferno, e forse all'inizio un po' lo era, ma tutto questo mi ha dato un freno, un limite, il senso della misura.
Prima sbattevo la testa contro un muro di gomma e quindi non avevo motivo di controllarmi. Con Mauri se decido di tirare testate mi faccio male il doppio di quel che avevo previsto e, guarda un po', questo mi ha portato a decidere, pian piano, di smettere di volerle tirare.
Ho imparato ad essere io a fermare me stessa e contenere in questo modo anche la sua rabbia. Non devo essere io a risolvere i suoi problemi, su questo ci sta lavorando lui (che poverino dalla mia descrizione sembra un mostro ma non è così, sto parlando solo dei momenti di rabbia e di vicendevole scannamento), però io ho dovuto imparare a riconoscere la mia rabbia, dosarla e controllarla per potermi rapportare con la persona che amo.
Risultato?
Questa settimana abbiamo litigato dopo mesi di pace, lui ha dato di matto per una cavolata immane (complice il grande stress lavorativo, la stanchezza, le coliche renali che negli ultimi mesi lo hanno massacrato e portato più volte al pronto soccorso), mi ha fatto irreversibilmente perdere un impegno importantissimo e per la rabbia ha saltato un esame ancora più importante. Tutto ciò mi ha ferita, fatta imbestialire, roba da prendersi a schiaffi, vomitare l'anima, piangere giorni, digiunare per un mese...sapete invece cosa ho fatto? Ho lasciato che uscisse sbattendo tutte le porte che aveva bisogno di sbattere e mi sono messa a leggere un libro (quello dello scorso post).
Poi avevo deciso che non gli avrei parlato per almeno due vite ma ho ceduto appena è tornato a casa e mi ha chiesto di parlare (e questa è la sua grande conquista perché prima non era assolutamente in grado di fare il primo passo invece stavolta ha battuto il record facendo passare pochissimo tempo prima di venire a scusarsi!). Ed allora con immensa pazienza l'ho ascoltato (dopo che litighiamo lui è distrutto) e gli ho spiegato con estrema lucidità il mio punto di vista. Fine. Io fino a due anni fa me la sognavo una cosa del genere!!
Quindi grazie, grazie, grazie amore mio.
E poi...ci sono anche tutte le cose belle di noi! Le grandi risate che ci facciamo insieme, la complicità, gli abbracci, fare l'amore in un modo che mai nessuno prima, i progetti, i sogni, le confidenze, i pianti abbracciati stretti l'uno all'altra, le lunghe passeggiate notturne, le colazioni insieme, le piccole follie, i viaggi, i trekking, lo stare bene se solo lui è nella stessa stanza dove sono io, i sussulti del cuore quando mi arriva un suo sms, ancora dopo quasi 5 anni.
Insomma, lo amo. Lo amo così com'è, anche se vorrei che riuscisse a stare sempre meglio con se stesso.
Lo amo ed è per questo che sono quasi morta dalla gioia quando mi ha detto che si sente pronto a diventare padre dei nostri figli.
Ma morta per fortuna non sono ed abbiamo cominciato insieme questa avventura della ricerca con una gioia e un entusiasmo da bambini. E questo ci ha legati ancora di più e ci ha fatti crescere e ci ha posti davanti all'esigenza di lavorare ancora di più su di noi. Che poi non si smetterà mai di cercare l'equilibrio e di migliorare.
Comunque sì, l'ho proprio scritto, non avete capito male.
Stiamo cercando un bambino! :)
Lo stiamo cercando da diversi mesi e so che sarà un percorso difficile, un'altra prova della vita. So che non sarà facile stringere il nostro bambino tra le braccia. Ho già versato le mie lacrime per gli insuccessi e per la paura di non riuscirci. Ma sono tre mesi che ho ritrovato la pace. Per il momento sono felice di ciò che sto facendo nella vita, sono felice del sogno e della speranza che ho nel cuore. Per il momento non sono vinta dalla paura. E oltretutto in questa cosa lui è fantastico. In questo lui è la parte più positiva e fiduciosa. In questo lui è proprio un sole.
Lui è già un padre meraviglioso, anche se ancora non stringe suo figlio tra le braccia. L'ho riscoperto con gioia e meraviglia sotto questo punto di vista. Non so immaginare un padre migliore per i miei figli.
Le difficoltà che sembrano non mancare mai sul mio cammino e che si sono presentate anche stavolta sono un'altra storia, ve la racconterò in un altro capitolo, promesso.
Ora vi lascio con lo shock della notizia, con i vostri pensieri a riguardo. Spero siano tutti positivi perché io credo che sia una cosa meravigliosa.
Sono felice.
Nonostante le batoste che arrivano nella vita, nonostante le perdite, gli incidenti di percorso e il passato che non cambierà mai, io sono Felice.
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L'anno scorso a Napoli, con il figlio di una amica-sorella
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Video realizzato in cinque minuti da quella sagoma della mia sorellina dodicenne che, volendo farmi una sorpresa, ha rubacchiato un po' di foto in fb e le ha montate insieme come meglio poteva dal portatile che si è portata in vacanza. Quella ragazzina ha talento, questo video è solo abbozzato ma dovreste vedere che montaggi realizza!
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