Penso al campanellino di Pavlov e al suo cane.
Penso ad una situazione ancora più attinente a quello che succede a me: un bambino viene picchiato ed ogni volta, prima di ricevere il colpo, sente un campanello suonare.
Suono del campanello > schiaffo > dolore.
Così per anni.
Diventa adulto, l’ambiente cambia, nessuno lo picchia più. Cosa succederà quando sentirà un capanello suonare? Con tutta probabilità si proteggerà il viso in attesa dello schiaffo. Forse potrà addirittura percepirne il dolore. Ora è grande, razionalmente sa che il suono del campanello può voler dire diverse cose, ma il suo cervello ha assimilato che a quel suono segue una sensazione di dolore. È un meccanismo che, nella maggior parte dei casi, ci aiuta a sopravvivere ma in questo caso è invece un percorso meccanico da cambiare, una rivoluzione sinaptica da attuare.
A me succede una cosa del genere.
Nella mia vita ho avuto qualche problemuccio con le figure femminili per me più importanti.
Amore frustrato nei confronti di mia madre.
Amore smisurato, quasi simbiotico, per mia nonna che mi ha lasciata davvero troppo presto (Cazzo).
Amore grande nei confronti di mia sorella, amore che combatteva costantemente con una gelosia e un’invidia che mi consumavano, con il senso di colpa che mi soffocava ed un senso di protezione nei suoi confronti che mi portava a odiare tutto quello che avrebbe potuto farle del male, compresa me stessa.
Mia madre non mi vuole bene perché deve pensare a mia sorella. Voglio bene a mia sorella ma lei è cattiva perché mi porta via la mamma. La nonna non c’è più, mi ha lasciata anche lei. Se fossi stata più buona non sarebbe morta. Sono sola. Sono sola perché non sono abbastanza importante. Sono gelosa di mia sorella, sono invidiosa di lei. Sono cattiva. Ecco perché sono sola, perché sono cattiva. Messa a confronto con qualunque altra bambina io perdo, sono la meno importante. Se non ci fosse mia sorella mia madre mi vorrebbe più bene. Sono una merda.
Così per anni.
È cresciuta la convinzione che l’amore degli altri verso di me è condizionato dalla presenza o meno di altre figure femminili, che saranno sempre meglio di me. Se voglio essere amata devo attirare tutta l’attenzione su di me, altrimenti rimarrò sola perché chi mi sta vicino si accorgerà quanto le altre valgano di più.
Mentre scrivo tutto questo mi manca un po’ il fiato. Sono verità difficili da ammettere a me stessa. Mi sento nuda e scoperta.
Troppo spesso, ancora oggi, il suono del campanello mi provoca il dolore dello schiaffo.
Basta.
Voglio che quel maledetto campanellìo rimanga solo un suono e non sia più dolore.
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