"Tata".
Tata?
Si, c'è scritto tata.
VRAM.
E COSÌ IL QUADRO CADDE DAL CHIODO.
Chissà quanti altri leggono.
Chissà cosa pensano di me.
Che cosa ho fatto?
Ho rovinato tutto.
Sono una stupida.
Poche ore dopo.
Telefonata.
"È da tanto che non ti sento...Avevo pensato che non ci fossi più".
SBAM.
IL QUADRO È CADUTO IN TESTA A ME.
Altre poche ore dopo.
Eccomi seduta accanto al capro espiatorio dello tsunami di emozioni della giornata.
Sto mangiando il miele, anzi, sto staccando con il dito tutto quello che è rimasto sulle pareti del vasetto.
LUI mi fa notare che ho comprato quel miele tre giorni prima.
IO comincio a piangere, mi infurio, afferro il vasetto di vetro e lo scaravento a terra.
Questo è stato il mio martedì 6 ottobre 2009.
Con una doccia di acqua gelida mi sono resa conto di aver distrutto le realtà che avevo costruito, le mie identità, perchè ero stufa delle maschere.
Sì, ma nella teoria è una cosa, rendersene conto nella pratica è ben altro fardello con cui fare i conti.
Ho scoperto che, nella realtà di una persona cara, ero morta.
Non so se vi è mai capitato.
La nostra realtà è ciò che costruiamo noi. Se io penso che sono brutta, stronza e grassa, nella mia realtà io sono così! Niente riesce a farmi cambiare idea.
Se nella mia realtà io penso che una persona si sia suicidata e non c'è nulla che arrivi a smentire il mio pensiero ma solo eventi che lo rinforzano, prende vita la realtà parallela in cui questa persona non c'è più. Magari non mi arrendo del tutto a questo pensiero ma intanto ci soffro e penso a come potrebbe essere successo.
Ecco, in questa strada parallela che si è creata nel cosmo, io sono morta. Questa cosa mi ha sconvolta!
Ho scaraventato tutta la tensione e l'angoscia della giornata su un barattolo di miele. Sì, un pochetto anche sul mio fidanzato.
Ma non finisce qui.
I giorni proseguono.
Una frase del cazzo detta dal mio ragazzo ed io mi sento persa, esclusa, immeritevole ogni cosa del passato che può tornare nella mente a tormentarmi lo fa. Non sono capace di dire nulla, faccio finta di niente, e il chiodo disoccupato ora mi si infilza nell'ombelico e comincia a scavare.
TRRRRRRRRRRRRRRRRRRR
Mercoledì sera. Ceno. Voglio vomitare. Riesco a trattenermi.
Giovedì mattina, sento che la mia testa sta precipitando.
Pomeriggio. Mi preparo per andare a lavoro -che bello oggi sono in anticipo- passo malauguratamente davanti allo specchio: mi vedo e mi faccio schifo. Mi cambio tre volte e alla fine mi rimetto gli stessi vestiti che avevo addosso all'inizio. Sto per urlare e prendere a calci lo specchio quando riesco a tornare in me. Corro al pc e scrivo il post della Danza delle ore. Anche oggi sarò in ritardo a lavoro ma almeno esco tranquilla.
Sera. Torno a casa, non faccio in tempo a varcare la soglia che comincio a litigare con il mio ragazzo. Ecco che mi sono esplose rabbia e frustrazione e, ovviamente, le riverso su di lui con stupidi pretesti perchè non sono capace di spiegare.
Lui si arrabbia e se ne va a letto.
Ok, siamo sole: io e l'altra me. Vediamo chi vince.
Faccio un giro dei blog, giro e rigiro, fino a imbattermi in blog sconosciuti, oscuri, in dolori e torture altrui che mi richiamano a sé.
Il dolore che diventa un alleato...è contagioso...mi viene nostalgia di quella sicurezza che il male sa dare.
Comincio a mangiare. Non importa cosa, l'importante è riempire, tappare la bocca: me ne sto rendendo conto, mi sto abbuffando. Ecco che arriva la voglia di vomitare.
No cazzo, non voglio.
Torno al computer, stavolta vado sui blog che conosco, in cui il dolore c'è ma c'è anche la voglia di combatterlo, e anche questa voglia sa essere contagiosa. Vorrei scrivere, ma non lo faccio. Vorrei chiedere aiuto a qualcuno, ma sto in silenzio.
Trovo un commento al mio post degli ippopotami: Enigma. Attimo di gioia e di calore, sorriso sulle labbra. Rimango per un po' a fissare il commento ed esprimo tutta la mia gratitudine a questa ragazza, a tutte le persone che ho incontrato qui.
Ma ecco che torna: DEVI ANDARE A VOMITARE! ORA!
No che non ci vado.
NON VALI UN CAZZO. NON SAI VIVERE E NON SAI NEMMENO STARE MALE COME SI DEVE.
Vaffanculo!
Ma non ce la faccio più, mi sta per esplodere il cervello.
Vado in cucina, prendo IL coltello e mi chiudo in bagno.
La lama non è più affilata.
Inizio a colpire il braccio con rabbia ma vedo solo graffi e tagli superficiali.
Torno in cucina, prendo un altro coltello e affilo i mio boia.
Mi richiudo in bagno. Va meglio, ora taglia un po' di più.
1!
2!
3!
Finalmente qualche tagllo serio, finalmente cola sangue rosso vivo.
Di nuovo!
Eccolo qua, quest'ultimo è il taglio che riesce a placarmi. Corto ma bello profondo, si chiuderà anche senza bisogno dei punti.
Ora SIAMO calme.
Ora posso dormire.
Venerdì mattina.
Mi sveglio sola.
È presto, avrei voglia di andare a correre ma piove a dirotto.
Sono triste.
Mi sono tagliata dopo mesi che non lo facevo.
Mi dispiace.
Eppure guardo i tagli e sono soddisfatta: me lo meritavo.
Metà mattina, torno a letto: non ho voglia di stare con me.
Quando mi alzo guardo il blog: Musidora e Ed mi hanno scritto. Ancora calore, ancora gratitudine. Voglio bene a questi sconosciuti.
Torna a casa la mia dolce metà, siamo ancora scazzati dal giorno prima.
Sta per andarsene di nuovo quando finalmente riesco a parlare, a spiegarmi, riesco a dirgli che la sera prima mi sono arrabbiata per stronzate di cui non me ne fregava niente, che il vero motivo che mi aveva fatto stare male era un altro.
Ed ecco che il mare si placa.
Si placa dentro di me.
Finalmente ho DETTO (ed ho pure scoperto di aver frainteso ciò per cui ero stata male, ma erano successe troppe cose forti negli ultimi giorni e quando la mia mente si indebolisce il passato prende il sopravvento e la realtà cambia).
Sono morta ma sono risorta.
Ho distrutto le maschere ma spero che le persone che mi vogliono bene rimarranno anche davanti al “mostro Chiara”.
Essere autentici è difficile e ha il suo prezzo (specialmente quando si è messi male come me), però ho deciso che per me è una cosa importante.
Sono caduta...Il vermiciattolo strisciante ieri sera mi ha azzannata...Sarò più fragile in questi giorni e sarà più facile per lui buttarmi a terra...Ma come ho già detto:
SO CHE MI POSSO RIALZARE.
Vi abbraccio e vi voglio bene (amici del blog e amici della vita).
^^


è stupendo questo post, forse perchè m'identifico tantissimo in quello che ti è successo, nei pensieri di "sdoppiamento".
RispondiEliminaè bello e autentico per le maschere che hai lasciato cadere, e io mi sento pronta a stare qui a leggere, a sentire, quella mostruosamente meravigliosa creaturina coraggiosissima Kiara!!!:)
P.s. Capita che i quadri si stacchino, forse per atirare l'attenzione, forse per ricordarci che esistono, perchè abbiamo smesso di guardarli oppure non gli abbiamo mai osservati veramente...
(piccolo excursus metà-metaforico!...)
un abbraccio grande!
baci
M.
Uh...Ma che cara^__^
RispondiEliminaSe i miei commenti ti danno anche solo un attimo di gioia te ne lascio 3000!!
Anche se non ci conosciamo inizio a volerti bene...
Buona giornata!
un grandissimo abbraccio
Ora ho capito che cosa intendevi per "giorni difficili"...
RispondiEliminaSono senza parole...
Nella nostra fragilita', basta un qualcosa anche piccolo di storto per permettere al lato oscuro che e' in noi di prevaricarci.
A me accade spesso, ed e' così che ho allontanato tutte le persone che mi volevano bene.
Potevo urlare il mio dolore e invece ho scelto il silenzio, e mi sono ritrovata in una desolante solitudine, in compagnia di una me stessa che non amo e con cui non desidero stare...
Ora che ho conosciuto anche il "mostro" Chiara,lo accetto in quanto parte di te,ma ti dico che preferisco di gran lunga la ragazza dolcissima che legge la poesia di Pablo Neruda...lascia che sia lei a vincere, ti supplico!
Hai un dono che pochi possiedono: una grande capacita' comunicativa, al punto che il dolore che hai descritto con le parole sei riuscita a farmelo sentire sulla pelle.
Non e' stato piacevole, ma grazie per aver voluto condividere la tua sofferenza.
E' una lezione di vita anche questa.
Ricambio l'abbraccio, io sono meno brava a trasmettere, ma spero tu lo senta comunque con tutta la forza che ha.
Quello che ci segna, poi, c'insegna... dobbiamo tenere solo gli occhi aperti e cercare d'imparare la lezione... E non vedere quelloche è accaduto come un insuccesso, ma come un qualcosa che permette di capire dove sta lo sbaglio, come porvi rimedio, ed evitare di commetterlo nuovamente.
RispondiEliminaE poi ci si rialza. Anche perchè, non c'è altro da fare. E si continua a lottare. Ma lotta, la lotta che intendiamo, non è questa. La lotta che intendiamo è la quotidiana accettazione della nostra bellezza disarmonica contro mille e poi mille resistenze. È la corsa forsennata verso farfalle che non si lasciano acchiappare. Tra pietre e farfalle, pur di avere “qualcosa subito”, si possono raccogliere pietre all’infinito, riempirsi di immobilità e di morte all’infinito, infondo sono più accessibili, non volano via, sono molto più rassicuranti. Ma la vita è qualcosa che sguiscia, che vuole essere inseguita, è qualcosa di leggero e fragile, solo sfiorarle un’ala può comportare la fine del suo volo. Eppure la morte non riempie mai. Lascia un vuoto simile al buco allo stomaco. Credo che sia la vita ciò di cui si ha fame.
Ciao Kiara. Brava!! combatti. Nn ti stancare... nn lasciarti fregare. Combatti, come stai facendo, per te e per le altre... certo che dispiace, leggere tutta questa fatica, e cadute, e gli sforzi per rialzarsi.. ma è anche bellissimo, perché si vede che tu ti rialzi, e a lasciarti fregare nn ci pensi nemmeno.. ti prego vai avanti, partla con noi, con te stessa, e soprattutto con il tuo ragazzo, nn permettere che rimanga intronato da enigmi incomprensibili eh... Ti abbraccio come non mai!!
RispondiEliminaHei Tesoro come promesso sono passata da te..mamma mia che esperienze terribili, ho cercato di leggere una parte del tuo blog lunghissimo, è vero tu racconti molto di te ! Sai ho 13 anni edè un po difficile capre per me queste cose, affrontarle pensare al dolore, ma ce la faccio ho letto tutto per conosceri un po, Non sei sol per qualunque cosa ci sono amicaaaa. Saraaaa.
RispondiEliminaTata...si, Tata eri prima e Tata sei adesso.
RispondiEliminaPuoi stare certa che non hai rovinato niente, certo scoprire la sofferenza di una ragazza alla quale vuoi bene non è piacevole...proprio perchè le vuoi bene.
E noi, lo sai, te ne abbiamo sempre voluto.
Mi dispiace se in qualce modo sono stato causa di uno tsunami, ma spero di essere stato causa anche di un ulteriore passo avanti.
Non sono molto bravo a scrivere ed a esprimere i pensieri... semplicemente mi ripeto, ti vogliamo bene.
Chicco (e tutta la banda)
czczczczczcczczczczzzzzzz... grazie a te, kiara. Sento dire che "parlare di femminismo è ridicolo"... e rimngo come ninimo basita. Mi fa solo pensare che invece è URGENTE. Necessario. Obbligatorio. Diamoci da fare, cazzo.
RispondiEliminaTi abbraccio, fortissimo.