Concordo Daisy: il film è bellissimo e lo è anche l'intera poesia.
Sto giro la pubblico tutta e ne dò anche esatta attribuzione :)
Invictus
Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.
(William Ernest Henley)
Non vinto
Dal profondo della notte che mi avvolge,
buia come il pozzo più profondo che va da un polo all'altro,
ringrazio gli dei chiunque essi siano
per l'indomabile anima mia.
Nella feroce morsa delle circostanze
non mi sono tirato indietro né ho gridato per l'angoscia.
Sotto i colpi d'ascia della sorte
il mio capo è sanguinante, ma indomito.
Oltre questo luogo di collera e lacrime
incombe solo l'Orrore delle ombre,
eppure la minaccia degli anni
mi trova, e mi troverà, senza paura.
Non importa quanto sia stretta la porta,
quanto piena di castighi la vita.
Io sono il padrone del mio destino:
io sono il capitano della mia anima.
Una migliore traduzione (che mantiene la metrica originale):
Dal fondo della notte che sovrasta
Come l’Inferno, polo a polo, nera,
Ringrazio qualunque dio esista
per l’anima mia così fiera.
Nel crudo artiglio degli eventi
Non ho gridato mai nè sussultato.
Sotto i colpi di fortuiti accadimenti
Il capo è ferito e non piegato.
Oltre ‘sto sito di pianto e grida
Incombe delle tenebre l’Orrore.
Eppure negli anni ogni sfida
Mi trova, e troverà, senza timore.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
E della mia anima il nocchiere.
(wikipedia)
Stasera ho vomitato.
L'acido che scioglie la gola al suo passaggio è sempre quello di un tempo.
Sempre uguale il respiro affannoso, il cuore che minaccia di esplodere.
Non cambia la freddezza con cui non mi curo dei pezzi di vomito che mi sporcano il viso, le labbra, la mano.
Non è fuori allenamento l'occhio clinico che scandaglia la poltiglia per individuare cos'è uscito dallo stomaco e cosa manca all'appello.
Mi si ripresenta anche il pranzo: non avrei voluto ma manca ancora una parte della cena quindi mio malgrado devo continuare, anche con la bocca piena dell'amaro dell'insalata che galleggia nello stomaco ormai da diverse ore.
Conosco da anni questa furia cieca.
Qualcosa di diverso però c'è.
Mi fermo.
Mi fermo prima della bile, prima di essere certa che il mio stomaco sia vuoto.
Mi fermo e mi guardo allo specchio con uno sguardo di comprensione che mi conforta.
Mi fermo e torno alla vita.
E so che non è una cosa che si ripeterà presto.
So che non è crollato il mondo, che non è successo nulla di così terribile.
So che io non sono più schiava di un circolo vizioso.
E' accaduto, e so anche il perchè.
Ora si procede.
So che mi può capitare di distrarmi e perdere il timone.
L'essenziale è ricordarmi delle mie mani e sapere che basta allungarle e riprenderlo in mano per ritornare alla guida della mia vita.
Per quanto angusto sia il cammino,
Per quante pene il cartiglio abbia severe,
Sono maestro del mio destino:
E della mia anima il nocchiere.
Ci sono un sacco di blog che vorrei commentare,quello di Dony in primis...mi scusate se non l'ho ancora fatto? Io vi penso un sacco, davvero!
Lety, bentornata!!!
Vi abbraccio come se vi avessi davanti a me.