Segui la tua FELICITA' e l'universo ti aprirà porte dove prima c'erano solo muri.




venerdì 27 novembre 2009

A volte è meglio non credere ai nostri occhi...e nemmeno alla nostra testa!!








Le linee rosse sono rette e perfettamente parallele













I quadrati sono perfettamente regolari













Se ribaltata un'immagine può cambiare decisamente aspetto!












Vedete un quadrato bianco? SONO SOLO QUATTRO CERCHI INCOMPLETI!












 Vedete un triangolo? È l'insieme delle figure che ti DÀ L'ILLUSIONE di vederlo!











Ed ora il più figo...




L'immagine è ferma immobile!!!! È il vostro cervello che fa il resto!





Bè, forse a volte la nostra mente fa cilecca...
Forse a volte (o forse spesso??!) la realtà non è come la percepiamo...
Forse dovremmo esserne tutti più consapevoli...




Voglio mostrarvi anche un video interessante.
Lasciatelo caricare completamente prima di guardarlo.
Immaginate che ciò che guardate nel video corrisponda ai bombardamenti mediatici e ai disvalori che ci propinano quotidianamente. Una volta finito il video (che corrisponde a "una volta sole con voi stesse") guardate un po' come vedrete le cose intorno a voi...È davvero così la realtà??? O è solo CONDIZIONAMENTO?









Un'ultimissima chicca!!!
Questo draghetto voglio assolutamente costruirlo anche io!!
Sempre in tema di "la realtà non è esattamente ciò che la nostra mente ci suggerisce"...

Il drago di cartone gira la testa per seguire l’osservatore in movimento intorno a lui.
L’illusione si genera perchè il nostro cervello INTERPRETA ERRONEAMENTE l’aspetto del drago: benchè il suo volto sia concavo il cervello lo percepirà come sporgente e si illuderà che muova la testa a seconda dei nostri movimenti.








NON CI CASCHIAMO!!!
O almeno ricordiamoci che questo barbatrucco ci accompagna nella vita.
Avete visto A beautiful mind? Il protagonista cambia la sua vita nel momento in cui prende coscienza che non tutto è ciò che sembra (non dico altro se no rovino la visione a chi ancora non ha guardato questo bellisssssimo film).


Nemmeno stasera sono riuscita a commentare tutti i vostri post, però ho letto tutti i post nuovi che ho trovato!


Un bacio a tutti di cuore.

domenica 22 novembre 2009

Spezza la ragnatela!

Ciò che è CONSUETO intesse intorno a noi una ragnatela sempre più solida, e presto ci accorgiamo che i fili sono diventati funi e che noi stessi siamo seduti al centro, come un ragno che è rimasto impigliato e deve nutrirsi del suo stesso sangue.
Per questo lo spirito libero odia tutte le abitudini e le regole, tutto ciò che è duraturo e definitivo, e per questo lacera continuamente, seppur con dolore, la tela in cui è invischiato, sebbene ciò gli procurerà piccole e grosse ferite dolorose: quei fili infatti deve strapparlo con il proprio corpo e con la propria anima.

Friedrich Wilhelm Nietzsche





È così per la bulimia, per l'anoressia e per ogni comportamento dannoso nei nostri confronti. Questi comportamenti sono diventati ABITUDINI e non siamo più noi che li controlliamo, sono loro che hanno il controllo.
Bisogna sforzarsi di rompere la ragnatela, le catene.


Ma come romperle?


Sorprendendole!
Proviamo a reagire in un modo totalmente diverso da come faremmo di solito, facciamo una cosa del tutto fuori dalle nostre abitudini. Oppure, non facciamo proprio nulla! Sediamoci e rimaniamo ad osservare ciò che ci sta succedendo.
Osserviamo la nostra rabbia, la nostra tristezza, il nostro panico.
Cerchiamo di guardare in faccia il vuoto che queste emozioni celano, non riempiamolo di cibo, di controllo, di dolore.
Guardiamo il vuoto senza resistergli.
Il vuoto è SPAZIO. Spazio di pensiero, spazio per muoversi, spazio da riempire.
Accettiamolo, senza permettere che qualcun altro (le abitudini radicate) lo riempia al posto nostro.
Quando non ne avremo più paura potremo finalmente riempirlo di cose meravigliose.
Riempirlo d'amore!!!

Non facciamoci freagare dalla ragnatela ragazzi!!!

Noi abbiamo il POTERE di decidere e di agire.
Abbiamo il potere di CAMBIARE LE COSE.


Vi lascio un'altra citazione:

Ogni cosa che accade nell'Unverso nasce da un'intenzione. Quando nutri con continuità le tue intenzioni più pure e sentite, persino l'impossibile diventa possibile. Come fare? Per ognuna delle tue intenzioni, chiediti: "Come può essermi utile e come può essere utile alle persone con cui sono in contatto?". Se la risposta è vera gioia e soddisfazione, allora la tua intenzione, cooperando insieme alla nostra mente "non locale", agisce da sola, orchestrand in modo armonico e sublime la sua stessa realizzazione.
Ogni nostra intenzione rcchiude in sè uno straordianrio potere, una capacita organizzativa divina che DOBBIAMO LASCIAR AGIRE INDISTURBATA, senza tentare di forzarla o di manipolarla. L'unica cosa che dobbiamo fare è AVERE FIDUCIA NEL RISULTATO.
Questo è l'atteggiamento che ci permette di vedere la sincronicità nel mndo che ci circonda. Dobbiamo arrivare a percepire con chiarezza ce è la nostra ANIMA - e non il nostro EGO - a essere il fulcro interiore con cui entrare in contatto. È in questo momento, quando cioè entriamo in contatto con la parte più profonda di noi stessi, che siamo in sintonia con il nostro destino.
SIAMO NOI IL PROFETA, NON LO SCENARIO IN CUI CI MUOVIAMO.

Deepak Chopra





Tutte queste riflessioni mi fanno pensare ad un interassantissimo filmato che ho trovato sul blog di Mari e a cui dedicherò un post quando mi sentirò pronta (forse lo sono già?).
Vi lascio qua il link sperando che lo guarderete: credo che sia di vitale importanza dedicare qualche ora della nostra vita a guardare un messaggio di libertà.

LO SFIDANTE: DOCUMENTO IMPORTANTISSIMO!!


Baci e abbracci ^^

venerdì 20 novembre 2009

A Veggie







"La maggior parte dei gabbiani non si danno la pena di apprendere, del volo, altro che le nozioni elementari: gli basta arrivare dalla costa a dov'è il cibo e poi tornare a casa. Per la maggior parte dei gabbiani, volare non conta, conta mangiare. A quel gabbiano lì, invece, non importava tanto procurarsi il cibo, quanto volare. Più d'ogni altra cosa al mondo, a Jonathan Livingston piaceva librarsi nel cielo."




Continua a volare.
Continua ad ascoltare il tuo grande cuore che ti spinge ad insegnare anche agli altri a farlo.

Non aver paura di chi ha paura.



Per te, una canzone che amo.


Ma è anche per me, per Mari, per Evaluna, per Enigma, per Musidora, per Mommy's (^^), per Milly, per Vale, per Contra, per Eroine (tesoro, dove sei???), per Nube (sparita anche tu, sorellina!), per Alice...

Per tutte quelle che non vogliono smettere di volare.



venerdì 13 novembre 2009

Bye Bye PROZAC

Ho smesso di prendere il prozac, ho cominciato con il rimedio omeopatico e vorrei solo dormire, dormire, dormire, dormire...
Mi è stato detto che è un bene perchè il primo metodo di autoguarigiore che il corpo usa è proprio il sonno, e io oltretutto ne ho parecchio da recuperare...il problema è che NON posso dormire tutto il giorno!!! Ho così tante cose da fare...
A volte mi sembra di non avere forze. A volte desidero quelle pilloline come ho desiderato poche cose. Resisto. Spero di farcela!
Mi mancate, vorrei avere ore e ore per scrivere ad ognuno di voi...non le ho.
Quindi vi stringo in un abbraccio collettivo.

P.S. Enigma, ma quanto sei brava a disegnare???

P.P.S. avrei un p.s. per un sacco di voi ma ho bisogno di andare a dormire!!!

Vi voglio bene.

mercoledì 4 novembre 2009

Io sono responsabile delle mie rose...

Dovrei già essere in auto ma non ce la faccio più a rimandare questo post!
Quindi ora il tempo me lo prendo!!!

Mi mancate tanto, e poi sento una RESPONSABILITÀ verso tutti voi.

...

«In quel momento apparve la volpe.
"Buon giorno", disse la volpe.
"Buon giorno", rispose gentilmente il piccolo principe, voltandosi: ma non vide nessuno.
"Sono qui", disse la voce, "sotto al melo..."
"Chi sei?" domando' il piccolo principe, "sei molto carino..."
"Sono una volpe", disse la volpe.
"Vieni a giocare con me", le propose il piccolo principe, sono cosi' triste..."
"Non posso giocare con te", disse la volpe, "non sono addomesticata".
"Ah! scusa", fece il piccolo principe.
Ma dopo un momento di riflessione soggiunse:
"Che cosa vuol dire addomesticata ?"
"Non sei di queste parti, tu", disse la volpe, "che cosa cerchi?"
"Cerco gli uomini", disse il piccolo principe.
"Che cosa vuol dire "addomesticare" ?"
"Gli uomini" disse la volpe, "hanno dei fucili e cacciano. E' molto noioso! Allevano anche delle galline. E' il loro solo interesse. Tu cerchi delle galline?"
"No", disse il piccolo principe. "Cerco degli amici. Che cosa vuol dire "addomesticare"?"
"E' una cosa da molto dimenticata. Vuol dire "creare dei legami"..."
"Creare dei legami?"
"Certo", disse la volpe. "Tu, fino ad ora, per me, non sei che un ragazzino uguale a centomila ragazzini. E non ho bisogno di te. E neppure tu hai bisogno di me. Io non sono per te che una volpe uguale a centomila volpi. Ma se tu mi addomestichi, noi avremo bisogno l'uno dell'altro. Tu sarai per me unico al mondo, e io sarò per te unica al mondo".
"Comincio a capire" disse il piccolo principe. "C'e' un fiore... credo che mi abbia addomesticato..."
"E' possibile", disse la volpe. "Capita di tutto sulla Terra..."
"Oh! non e' sulla Terra", disse il piccolo principe.
La volpe sembroò perplessa:
"Su un altro pianeta?"
"Si".



"Ci sono dei cacciatori su questo pianeta?"
"No".
"Questo mi interessa. E delle galline?"
"No".
"Non c'e' niente di perfetto", sospiro' la volpe. Ma la volpe ritorno' alla sua idea:
"La mia vita è monotona. Io do la caccia alle galline, e gli uomini danno la caccia a me. Tutte le galline si assomigliano, e tutti gli uomini si assomigliano. E io mi annoio perciò. Ma se tu mi addomestichi, la mia vita sarà illuminata. Conoscerò un rumore di passi che sara' diverso da tutti gli altri. Gli altri passi mi fanno nascondere sotto terra. Il tuo, mi fara' uscire dalla tana, come una musica. E poi, guarda! Vedi, laggiù in fondo, i campi di grano? Io non mangio il pane e il grano, per me e' inutile. I campi di grano non mi ricordano nulla. E questo è triste! Ma tu hai dei capelli color dell'oro. Allora sara' meraviglioso quando mi avrai addomesticato. Il grano, che e' dorato, mi fara' pensare a te. E amero' il rumore del vento nel grano..."
La volpe tacque e guardo' a lungo il piccolo principe:
"Per favore... addomesticami", disse.
"Volentieri", disse il piccolo principe, "ma non ho molto tempo, però. Ho da scoprire degli amici, e da conoscere molte cose".
"Non si conoscono che le cose che si addomesticano", disse la volpe. "Gli uomini non hanno piu' tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose gia' fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno piu' amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!"
"Che cosa bisogna fare?" domando' il piccolo principe.
"Bisogna essere molto pazienti", rispose la volpe. "In principio tu ti sederai un po' lontano da me, cosi', nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' piu' vicino..."
Il piccolo principe ritornò l'indomani.
"Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora", disse la volpe.
"Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincero' ad essere felice. Col passare dell'ora aumentera' la mia felicita'. Quando saranno le quattro, incomincero' ad agitarmi e ad inquietarmi; scopriro' il prezzo della felicita'! Ma se tu vieni non si sa quando, io non sapro' mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti".
"Che cos'e' un rito?" disse il piccolo principe.
"Anche questa e' una cosa da tempo dimenticata", disse la volpe. "E' quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore. C'e' un rito, per esempio, presso i miei cacciatori. Il giovedi ballano con le ragazze del villaggio. Allora il giovedi e' un giorno meraviglioso! Io mi spingo sino alla vigna. Se i cacciatori ballassero in un giorno qualsiasi, i giorni si assomiglierebbero tutti, e non avrei mai vacanza".
Cosi' il piccolo principe addomestico' la volpe.
E quando l'ora della partenza fu vicina:
"Ah!" disse la volpe, "... piangerò".
"La colpa è tua", disse il piccolo principe, "io, non ti volevo far del male, ma tu hai voluto che ti addomesticassi..."
"E' vero", disse la volpe.
"Ma piangerai!" disse il piccolo principe.
"È certo", disse la volpe.
"Ma allora che ci guadagni?"



"Ci guadagno", disse la volpe, "il colore del grano".
Poi soggiunse:
"Va' a rivedere le rose. Capirai che la tua e' unica al mondo. Quando ritornerai a dirmi addio, ti regalero' un segreto".
Il piccolo principe se ne ando' a rivedere le rose.
"Voi non siete per niente simili alla mia rosa, voi non siete ancora niente", disse. "Nessuno vi ha addomesticato, e voi non avete addomesticato nessuno. Voi siete come era la mia volpe. Non era che una volpe uguale a centomila altre. Ma ne ho fatto il mio amico ed ora e' per me unica al mondo".
E le rose erano a disagio.
"Voi siete belle, ma siete vuote", disse ancora. "Non si puo' morire per voi. Certamente, un qualsiasi passante crederebbe che la mia rosa vi rassomigli, ma lei, lei sola, e' piu' importante di tutte voi, perche' e' lei che ho innaffiata. Perche' e' lei che ho messa sotto la campana di vetro. Perche' e' lei che ho riparata col paravento. Perche' su di lei ho uccisi i bruchi (salvo i due o tre per le farfalle). Perche' e' lei che ho ascoltato lamentarsi o vantarsi, o anche qualche volta tacere. Perche' e' la mia rosa".
E ritorno' dalla volpe.
"Addio", disse.



"Addio", disse la volpe. "Ecco il mio segreto. E' molto semplice: non si vede bene che col cuore. L'essenziale e' invisibile agli occhi".
"L'essenziale e' invisibile agli occhi", ripete' il piccolo principe, per ricordarselo.
"E' il tempo che tu hai perduto per la tua rosa che ha fatto la tua rosa cosi' importante".
"E' il tempo che ho perduto per la mia rosa..." sussurro' il piccolo principe per ricordarselo.
"Gli uomini hanno dimenticato questa verita'. Ma tu non la devi dimenticare. Tu diventi responsabile per sempre di quello che hai addomesticato. Tu sei responsabile della tua rosa..."
"Io sono responsabile della mia rosa..." ripete' il piccolo principe per ricordarselo.»











Da giorni e giorni niente pensieri autolesivi...sarà il lavoro che amo e che mi fa tanto bene, saranno le creature di cui mi sto prendendo cura, saranno le nuove consapevolezze, sarà che ho ripreso ad allenarmi, sarà che finalmente, dopo mesi di preparazione, ho fatto la mia prima visita dall'omeopata, sarà l'Amore che cresce e diventa sempre più forte e si sostituisce alla paura...saranno tante cose ma...mi sento bene! E anche con il cibo va benissimo.


I cuccioletti sono arrivati lunedì. A Linate c'erano ad aspettarmi dieci miciastri!! Tre sono già andati in custodia ad una signora, gli altri sette sono qua con me.
Purtroppo sono tutti parecchio malati ma ho già iniziato con medicine, amore e coccole e sono CERTA che staranno presto bene!!

Tornerò più presto possibile a raccontarvi di loro: hanno già tutti un nome ed un carattere molto diverso...sono meravigliosi!!!

Sappiate che leggo i vostri post ma spesso non ho il tempo, la forza o la testa per commentare (ragazzi, non so dove stia trovando le energie ma sto facendo davvero tante cose!).
Persefone, io lo leggo il tuo blog!!!! E come me credo tanti altri!
Ieri alcuni post mi hanno lasciato commossa e senza fiato: grazie ragazzi, siete magnifici. Lo siete tutti.


VI ABBRACCIO FORTISSIMO.
Vostra Kiara


venerdì 23 ottobre 2009

"La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?"

Mi sono lanciata con un altro video!!
Ed, stavolta mi sono sparata in faccia una luce accecante che rende il mio visino deforme ^^ ...ma per voi questo ed altro!!
(Il "WOW" alla fine della lettura non sono riuscita a trattenerlo ma fa veramente ridereeee!!!)



Ho voluto leggervi una parte del monologo "Novecento" di Alessandro Baricco.
Vi riporto il testo:

(...)
Tutta quella città … non se ne vedeva la fine … /
La fine, per cortesia, si potrebbe vedere la fine?/
E il rumore /
Su quella maledettissima scaletta … era molto bello, tutto .. e io ero grande con quel cappotto, facevo il mio figurone, e non avevo dubbi, era garantito che sarei sceso, non c’era problema /
Col mio cappello blu /
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /
Primo gradino, secondo gradino, terzo gradino /
Primo gradino, secondo /
Non è quel che vidi che mi fermò /
E’ quel che non vidi /
Puoi capirlo, fratello?, è quel che non vidi … lo cercai ma non c’era, in quella sterminata città c’era tutto tranne /
C’era tutto /
Ma non c’era una fine. Quel che non vidi è dove finiva tutto quello. La fine del mondo /
Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu sai che sono 88, su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu, sei infinito, e dentro quei tasti, infinita è la musica che puoi fare. Loro sono 88. Tu sei infinito. Questo a me piace. Questo lo si può vivere. Ma se tu /
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me/
Ma se io salgo su quella scaletta e davanti a me si srotola una tastiera di milioni di tasti, milioni e miliardi /
Milioni e miliardi di tasti, che non finiscono mai e questa è la vera verità, che non finiscono mai e quella tastiera è infinita /
Se quella tastiera è infinita, allora /
Su quella tastiera non c’è musica ch puoi suonare. Ti sei seduto su un seggiolino sbagliato: quello è il pianoforte su cui suona Dio /
Cristo, ma le vedevi le strade? /
Anche solo le strade, ce n’era migliaia, come fate voi laggiù a sceglierne una /
A scegliere una donna /
Una casa, una terra che sia la vostra, un paesaggio da guardare, un modo di morire /
Tutto quel mondo /
Quel mondo addosso che nemmeno sai dove finisce /
E quanto ce n’è /
Non avete mai paura, voi, di finire in mille pezzi solo a pensarla, quell’enormità, solo a pensarla? A viverla …/
Io sono nato su questa nave. E qui il mondo passava, ma a duemila persone per volta. E di desideri ce n’erano anche qui, ma non più di quelli che ci potevano stare tra una prua e una poppa. Suonavi la tua felicità, su una tastiera che non era infinita. Io ho imparato così. La terra, quella è una nave troppo grande per me. E’ un viaggio troppo lungo. E’ una donna troppo bella. E’ un profumo troppo forte. E’ una musica che non so suonare. Perdonatemi. Ma io non scenderò. Lasciatemi tornare indietro.
Per favore /
/

/
Adesso cerca di capire, fratello. Cerca di capire, se puoi /
Tutto quel mondo negli occhi /
Terribile ma bello /
Troppo bello /
E la paura che mi riportava indietro /
La nave, di nuovo e per sempre /
Piccola nave /
Quel mondo negli occhi tutte le notti, di nuovo /
Fantasmi /
Ci puoi morire se li lasci fare /
La voglia di scendere /
La paura di farlo /
Diventi matto, così /
Matto /
Qualcosa devi farlo e io l’ho fatto /
Prima l'ho immaginato /
Poi l’ho fatto /
Ogni giorno per anni /
Dodici anni
Miliardi di momenti /
Un gesto invisibile e lentissimo. /
Io, che non ero stato capace di scendere da questa nave, per salvarmi sono sceso dalla mia vita. Gradino dopo gradino. E ogni gradino era un desiderio. Per ogni passo, era un desiderio a cui dicevo addio.
Non sono pazzo, fratello. Non siamo pazzi quando troviamo il sistema per salvarci. Siamo astuti come animali affamati. Non c’entra la pazzia. E’ genio, quello. E’ geometria. Perfezione. I desideri stavano strappandomi l’anima. Potevo viverli, ma non ci sono riuscito.
Allora li ho incantati.
E a uno a uno li ho lasciati dietro di me.

(...)
Non è pazzia fratello. Geometria. E’ un lavoro di cesello. Ho disarmato l’infelicità. Ho sfilato la mia vita dai miei desideri. Se tu potessi risalire il mio cammino, li troveresti uno dopo l’altro, incantati, immobili, fermati lì per sempre a segnare la rotta di questo viaggio strano che a nessuno ho mai raccontato se non a te /


Meraviglioso.
Quando lessi per la prima volta questo monologo avevo circa 18 anni. Rimasi estasiata, piansi per giorni e giorni.
Da allora non so quante centinaia di volte l'abbia riletto.
Fino all'anno scorso mi sentivo esattamente come Novecento: incapace di lasciare il suo piccolo mondo, le sue certezze per la grande incertezza che è la vita. Pensavo avesse ragione: la vita è incontrollabile, troppe strade possibili da percorrere, troppe insidie, troppi desideri, troppo dolore.
Meglio rintanarsi in qualcosa di più piccolo, un mondo ripiegato su se stesso ma controllabile.
"Ha fatto bene Novecento - pensavo - a non scendere. L'avrei fatto anche io e anche io avrei preferito saltare in aria con il mio piccolo mondo piuttosto che voltargli le spalle e abbandonarlo".
Ora, quando leggo questo piccolo capolavoro, mi commuovo ancora e sento, con ogni mia fibra, tutte le emozioni e le paure del protagonista.
Anche io vivo quello smarrimento davanti alle mille strade della vita, quello sgomento davanti all'infinitudine, quella sensazione di non essere solo io a suonare i tasti del pianoforte che suona la colonna sonora dei miei giorni.
Però io ho deciso di scendere dalla nave e di risalire sulla mia vita.

Ho deciso di viverli i miei desideri, anzichè incantarli.
Ho capito che anche la piccola nave è una delle strade possibili, è una delle scelte che abbiamo, ma non è una strada in grado di reggere: quel mondo si ripiegherà su se stesso tanto da finire con l'esplodere.
Perchè la nostra vita è energia, noi stessi lo siamo. E se non usiamo questa energia per creare, se non la incanaliamo verso il mondo ma la tratteniamo, la imprigioniamo, finirà per distruggerci.

Sono scesa dalla nave e per un po' sono rimasta immobile, terrorizzata.

Poi ho deciso di muovere il primo passo. Non sapevo dove andare, così ho provato a chiedere aiuto e qualcuno mi ha teso una mano ed io ho deciso di fidarmi.
Ho continuato a mettere un piede davanti all'altro, a volte tenendo gli occhi serrati e stringendo i denti, a volte desiderando disperatamente di tornare nella mia nave, ma continuando a camminare. E più cammino più riesco a tenere gli occhi aperti, guardarmi intorno e respirare l'aria fresca, più cammino e più mi accorgo di non essere sola, più cammino e più sento di poter essere felice.
La mia nave è già esplosa e quando tento di tornare da lei mi ferisco con i detriti, soffro perchè non c'è più ma poi riesco a ricordarla con affetto, a ringraziarla per avermi fatto sentire al sicuro ma anche a ricordarmi che non ho più bisogno di rimanere rinchiusa per non frantumarmi in mille pezzi. E così con un graffio in più ma anche con tanta nuova forza, riprendo il mio cammino e ascolto la musica che mi accompagna accettando di non essere la sola a suonarla ma godendomela tutta e cantandola a squarciagola.





giovedì 15 ottobre 2009

IO SONO UNA DONNA CHE NON È A SUA DISPOSIZIONE...


...E CHE DICE LA VERITÀ!






Questa la frase pronunciata da Rosy Bindi al nano malefico Presidente del Consiglio durante la trasmissione di Vespa (vedi video ) del 7 ottobre 2009.

Voglio ricollegarmi con questo post a quello di Michiamomari intitolato Lettera alle donne a cui vi rimando e grazie al quale abbiamo potuto affrontare insieme ad altri blogger il tema del femminismo oggi.
Purtroppo dal dibattito che ha seguito il post è emersa tanta inconsapevolezza da parte di molte ragazze, le stesse che combattono ogni giorno contro se stesse e contro un DCA (Disturbo del Comportamento Alimentare). Le stesse ragazze che, a mio parere, si sono opposte alla visione della donna impostaci dalla società con l'unico strumento che hanno trovato a propria disposizione: la malattia.
Proprio come un bambino che viene umiliato a scuola ma non ha il coraggio nè il modo di dirlo e, così, arriva a farsi venire la febbre (o inventarsela, ma è uguale) per rimanere a casa. Se gli fosse chiaro fin da subito che lui ha il DIRITTO di essere rispettato dagli altri, forse potrebbe trovare le parole per raccontare la sua difficoltà. Ma non è così. Non veniamo cresciuti con l'idea del RISPETTO, verso gli altri ma ancor di più verso NOI STESSI.
E così se la realtà ci fa del male, ci opprime, ci schiaccia, noi cosa facciamo? CE LA PRENDIAMO CON NOI STESSI. Ci opponiamo sì al sistema, ma senza nemmeno saperlo! E così finiamo per far del male a noi e NUTRIRE L'OPPRESSIONE E L'UMILIAZIONE.

E questo sta succedendo alle donne oggi.
Possibile non rendersi conto di come veniamo umiliate ogni secondo??




No, nel nostro intimo non è possibile. La nostra dignità schiacciata e mortificata si ribella in ogni modo.
Ma crescendo la società convince la nosta MENTE DI SUPERFICIE che sia giusto e normale così. E noi allora cerchiamo di zittire la nostra MENTE PROFONDA per sopravvivere dentro il sistema che ci viene imposto, anzichè lottare per uscirne, anche perchè gli strumenti e le armi per farlo non ce le dà nessuno.
E così accettiamo l'umiliazione e cerchiamo di DIMENTICARE chi siamo.
Ma per fortuna molti non riescono fino in fondo nell'intento e, senza saperlo, cominciano la loro ribellione a qualcosa a cui non riescono nemmeno più a dare un nome. Non coscendo il proprio nemico, però, non sanno dove colpire ed allora rivolgono l'arma dalla parte sbagliata facendo il gioco del nemico e distruggendo se stessi.

Le prime cause di morte per le donne in europa? Le violenze subite dagli uomini (donne viste come oggetto) e i disturbi alimentari (ribellione autodistruttiva). Dati ISTAT.



Io sono un clichè: violentata e bulimicanoressica. E per anni sono stata in silenzio! Per tredici anni!
Un uomo adulto ha fatto del male a me poco più che bambina ed io mi sono colpevolizzata in assoluto silenzio per tredici anni. Io ho pensato che lui si fosse preso qualcosa che gli spettava, anche se io non volevo. Cazzo ma vi rendete conto?? E non sono l'unica, purtroppo.
Ma io ho avuto la FORTUNA (e finalmente tolgo la S davanti) di sopravvivere a violenza e DCA (per quanto riguarda quest'ultimo non è ancora detto, ma sono positiva!) ed arrivare alla CONSAPEVOLEZZA di ciò che è successo e del PERCHÈ è successo.
Nessuno mi ha insegnato che io valgo (e non perchè ho i capelli di seta) e che sono degna di rispetto. Di certo non l'ha fatto il bombardamento mediatico a cui per anni sono stata sopposta finchè non ho finalmente gettato dalla finestra il cavo dell'antenna del televisore.
C'è bisogno di APRIRE GLI OCCHI, RISVEGLIARE LE COSCIENZE ed aiutare anche chi ci è vicino a farlo. È una questione vitale.

E qui torniamo alla grandiosa Bindi, che mi ha donato un po' di speranza in più e della quale vorrei riportare una lettera da lei scritta, in risposta a quanti le hanno espresso il loro sostegno dopo l'attacco del Presidente:


Grazie a tutti di cuore! Mi sono arrivati migliaia di messaggi di amicizia e di affetto che mi hanno commosso. Ognuno meriterebbe una risposta personale ma sono davvero tantissimi. È bello sentire il calore e la vicinanza di tante persone, sapere che c’è un legame invisibile che ci tiene uniti, anche nella distanza, anche se non ci si conosce.
So che è un legame fatto di affinità umane e culturali e di una stessa concezione della vita pubblica. Da tutti traspare quanto sia ancora diffusa e pronta la capacità di reagire e di indignarsi di fronte all’arroganza del potere. Ed è in fondo questo che conta di più. Quindi, ancora, grazie davvero.

Mi sento però di rassicurare tutti gli amici e le amiche che mi hanno scritto: non sono affatto annientata dalle parole offensive e gratuite del Presidente del Consiglio. Anzi sono più che mai felice di essere una donna. Ho sempre pensato che gli insulti definiscono chi li pronuncia. E in questo caso Berlusconi non ha fatto che riproporre la sua concezione, ormai tristemente nota, delle donne.
Berlusconi avrà pensato che un suo intervento ci avrebbe zittito e ridato fiato ai suoi. Avrà pensato di potersi impossessare del video, come in altre occasioni, per l’ennesimo monologo incendiario. Quando però si è trovato di fronte un’interlocutrice che non lasciava passare i suoi commenti eversivi sulla Presidenza della Repubblica e sulla Corte Costituzionale, che non accettava il ruolo silenzioso di comparsa o connivente, non ha trovato altra soluzione che cercare di ridurla all’unica dimensione femminile che è capace di concepire: un corpo da svilire o apprezzare.

Mi ha chiamato ostentatamente «signora» mostrando di non considerare significativo il fatto che fossi un’esponente dell’opposizione e Vicepresidente della Camera dei deputati. Ma da tempo abbiamo capito che il nostro Presidente del Consiglio rifiuta di riconoscere competenze pubbliche alle donne ed è incapace di misurarsi con noi in modo paritario. Con quelle espressioni da cabaret, ha cercato di colpire me ma ha offeso tutte le donne e le stesse istituzioni. Lo hanno sottolineato meglio di me e in vario modo Chiara Saraceno sulla Repubblica di oggi, Cinzia Sasso e Stefania Rossini, sui siti di Repubblica e l’Espresso, Concita De Gregorio sull’Unità, Caterina Soffici sul Riformista, Ida Dominijanni sul Manifesto, e come ben riassume l’appello promosso da Michela Marzano, Barbara Spinelli e Nadia Urbinati, sempre sul sito di Repubblica.
Ripartiamo allora dalla Costituzione e dalla difesa della legalità democratica senza dimenticare che l’agenda dei problemi del paese è molto lunga e le donne sono le prime a pagare i costi della crisi economica e di una politica sociale che riduce i servizi, taglia le risorse alla scuola e alla sanità, smantella il sistema di solidarietà pubblica.

Origine: www.unita.it
10 ottobre 2009 


Cliccate sul link in rosso e firmate anche voi contro le umiliazioni e i soprusi verso le donne e verso l'umanità!


 

martedì 13 ottobre 2009

Flamingo

Sto meglio, sto decisamente meglio.

La tempesta (come scrive Veggie) per ora si è quietata. So che potrà tornare, oserei dire che è estremamente probabile che tornerà, ma nel frattempo avrò costruito un pezzettino in più del mio riparo e magari la prossima volta lascerà qualche segno in meno...

Dedico a tutti voi, anzi a tutti NOI questo video che adoro...non lasciamoci schiacciare e omologare, siamo tutti unici e speciali!!




sabato 10 ottobre 2009

Tsunami





"Tata".
Tata?
Si, c'è scritto tata.



VRAM.
E COSÌ IL QUADRO CADDE DAL CHIODO.




Chissà quanti altri leggono.
Chissà cosa pensano di me.
Che cosa ho fatto?
Ho rovinato tutto.
Sono una stupida.



Poche ore dopo.
Telefonata.
"È da tanto che non ti sento...Avevo pensato che non ci fossi più".



SBAM.
IL QUADRO È CADUTO IN TESTA A ME.





Altre poche ore dopo.
Eccomi seduta accanto al capro espiatorio dello tsunami di emozioni della giornata.
Sto mangiando il miele, anzi, sto staccando con il dito tutto quello che è rimasto sulle pareti del vasetto.
LUI mi fa notare che ho comprato quel miele tre giorni prima.
IO comincio a piangere, mi infurio, afferro il vasetto di vetro e lo scaravento a terra.




Questo è stato il mio martedì 6 ottobre 2009.



Con una doccia di acqua gelida mi sono resa conto di aver distrutto le realtà che avevo costruito, le mie identità, perchè ero stufa delle maschere.
Sì, ma nella teoria è una cosa, rendersene conto nella pratica è ben altro fardello con cui fare i conti.



Ho scoperto che, nella realtà di una persona cara, ero morta.
Non so se vi è mai capitato.
La nostra realtà è ciò che costruiamo noi. Se io penso che sono brutta, stronza e grassa, nella mia realtà io sono così! Niente riesce a farmi cambiare idea.
Se nella mia realtà io penso che una persona si sia suicidata e non c'è nulla che arrivi a smentire il mio pensiero ma solo eventi che lo rinforzano, prende vita la realtà parallela in cui questa persona non c'è più. Magari non mi arrendo del tutto a questo pensiero ma intanto ci soffro e penso a come potrebbe essere successo.
Ecco, in questa strada parallela che si è creata nel cosmo, io sono morta. Questa cosa mi ha sconvolta!



Ho scaraventato tutta la tensione e l'angoscia della giornata su un barattolo di miele. Sì, un pochetto anche sul mio fidanzato.





Ma non finisce qui.
I giorni proseguono.




Una frase del cazzo detta dal mio ragazzo ed io mi sento persa, esclusa, immeritevole ogni cosa del passato che può tornare nella mente a tormentarmi lo fa. Non sono capace di dire nulla, faccio finta di niente, e il chiodo disoccupato ora mi si infilza nell'ombelico e comincia a scavare.

TRRRRRRRRRRRRRRRRRRR


Mercoledì sera. Ceno. Voglio vomitare. Riesco a trattenermi.



Giovedì mattina, sento che la mia testa sta precipitando.

Pomeriggio. Mi preparo per andare a lavoro -che bello oggi sono in anticipo- passo malauguratamente davanti allo specchio: mi vedo e mi faccio schifo. Mi cambio tre volte e alla fine mi rimetto gli stessi vestiti che avevo addosso all'inizio. Sto per urlare e prendere a calci lo specchio quando riesco a tornare in me. Corro al pc e scrivo il post della Danza delle ore. Anche oggi sarò in ritardo a lavoro ma almeno esco tranquilla.

Sera. Torno a casa, non faccio in tempo a varcare la soglia che comincio a litigare con il mio ragazzo. Ecco che mi sono esplose rabbia e frustrazione e, ovviamente, le riverso su di lui con stupidi pretesti perchè non sono capace di spiegare.
Lui si arrabbia e se ne va a letto.

Ok, siamo sole: io e l'altra me. Vediamo chi vince.

Faccio un giro dei blog, giro e rigiro, fino a imbattermi in blog sconosciuti, oscuri, in dolori e torture altrui che mi richiamano a sé.
Il dolore che diventa un alleato...è contagioso...mi viene nostalgia di quella sicurezza che il male sa dare.

Comincio a mangiare. Non importa cosa, l'importante è riempire,  tappare la bocca: me ne sto rendendo conto, mi sto abbuffando. Ecco che arriva la voglia di vomitare.
No cazzo, non voglio.

Torno al computer, stavolta vado sui blog che conosco, in cui il dolore c'è ma c'è anche la voglia di combatterlo, e anche questa voglia sa essere contagiosa. Vorrei scrivere, ma non lo faccio. Vorrei chiedere aiuto a qualcuno, ma sto in silenzio.
Trovo un commento al mio post degli ippopotami: Enigma. Attimo di gioia e di calore, sorriso sulle labbra. Rimango per un po' a fissare il commento ed esprimo tutta la mia gratitudine a questa ragazza, a tutte le persone che ho incontrato qui.

Ma ecco che torna: DEVI ANDARE A VOMITARE! ORA!
No che non ci vado.
NON VALI UN CAZZO. NON SAI VIVERE E NON SAI NEMMENO STARE MALE COME SI DEVE.
Vaffanculo!

Ma non ce la faccio più, mi sta per esplodere il cervello.

Vado in cucina, prendo IL coltello e mi chiudo in bagno.
La lama non è più affilata.
Inizio a colpire il braccio con rabbia ma vedo solo graffi e tagli superficiali.
Torno in cucina, prendo un altro coltello e affilo i mio boia.
Mi richiudo in bagno. Va meglio, ora taglia un po' di più.

1!

2!

3!

Finalmente qualche tagllo serio, finalmente cola sangue rosso vivo.

Di nuovo!

Eccolo qua, quest'ultimo è il taglio che riesce a placarmi. Corto ma bello profondo, si chiuderà anche senza bisogno dei punti.

Ora SIAMO calme.

Ora posso dormire.



Venerdì mattina.
Mi sveglio sola.
È presto, avrei voglia di andare a correre ma piove a dirotto.
Sono triste.
Mi sono tagliata dopo mesi che non lo facevo.
Mi dispiace.
Eppure guardo i tagli e sono soddisfatta: me lo meritavo.

Metà mattina, torno a letto: non ho voglia di stare con me.

Quando mi alzo guardo il blog: Musidora e Ed mi hanno scritto. Ancora calore, ancora gratitudine. Voglio bene a questi sconosciuti.


Torna a casa la mia dolce metà, siamo ancora scazzati dal giorno prima.
Sta per andarsene di nuovo quando finalmente riesco a parlare, a spiegarmi, riesco a dirgli che la sera prima mi sono arrabbiata per stronzate di cui non me ne fregava niente, che il vero motivo che mi aveva fatto stare male era un altro.


Ed ecco che il mare si placa.
Si placa dentro di me.
Finalmente ho DETTO (ed ho pure scoperto di aver frainteso ciò per cui ero stata male, ma erano successe troppe cose forti negli ultimi giorni e quando la mia mente si indebolisce il passato prende il sopravvento e la realtà cambia).




Sono morta ma sono risorta.

Ho distrutto le maschere ma spero che le persone che mi vogliono bene rimarranno anche davanti al “mostro Chiara”.
Essere autentici è difficile e ha il suo prezzo (specialmente quando si è messi male come me), però ho deciso che per me è una cosa importante.


Sono caduta...Il vermiciattolo strisciante ieri sera mi ha azzannata...Sarò più fragile in questi giorni e sarà più facile per lui buttarmi a terra...Ma come ho già detto:

SO CHE MI POSSO RIALZARE.



Vi abbraccio e vi voglio bene (amici del blog e amici della vita).

^^

giovedì 8 ottobre 2009

La danza delle ore

Sono in ritardo.
Vorrei raccontarvi di un realtà che si è frantumata, di un'altra in cui ero morta ma poi sono risorta e di un barattolo di miele scaraventato a terra con ferocia.
Ma sono in ritardissimo!!!
Quindi al momento vi racconto solo che mi sono appena guardata allo specchio e ci ho visto un ippopotamo.
Ma non ho intenzione di lasciarmi mettere di malumore,cercherò di uscire di casa con la consapevolezza di quanto possano essere simpatici e teneri gli ippopotami!





Vi abbraccio e vi dono un super sorriso!!

domenica 4 ottobre 2009

SONO IMPAZZITA...per voi! =)

Ragazzi...
Ho registrato un breve video per voi!!
È semplicemente una poesia straconosciuta che volevo condividere con voi, ma ho voluto leggervela anzichè scriverla.

Il risultato è piuttosto buffo e ovviamente il primo istinto è stato quello di cancellare tutto di fronte all'orrore della mia faccia imbarazzata. Ma poi mi sono fatta tenerezza da sola e mi sono ricordata il mio intento: arrivare a voi per come sono, senza il pensiero del giudizio sullo stupido lato esteriore.
Che dire...
Buona visione!!!!

P.S. Al video ha partecipato anche Cipolla, uno dei miei gatti (ho due gatti e tre cagnoni, piano piano ve li presenterò tutti!).

P.P.S. È venuto un po' scuro, mi serve pratica =)





Lentamente muore

Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marca,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore davanti
all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo,
chi è infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza per l'incertezza,
per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge,
chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare,
chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.

Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo
di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.

Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento
di una splendida felicità.

(P. Neruda)

sabato 3 ottobre 2009

Brutto verme schifoso, stavolta non mi freghi!!

Ho lo stomaco strapieno di porcherie.
Non so nemmeno io dove stia trovando la forza di non vomitare...ma la sto trovando.
E nemmeno il pensiero che le schifezze si trasformeranno in grasso schifoso che mi renderà ancora più mostruosa (che poi è un pensiero bugiardo) mi strappa questa forza.
È sempre meno duro e doloroso resistere alla voglia di liberarmi di tutto. Forse perchè ho trovato altri modi per liberarmi dal dolore.
La voglia è tanta, lo ammetto, ma SONO CERTA che stasera non vomiterò, che saprò essere più forte io del mostro e che in realtà questo mostro è solo un ridicolo vermiciattolo strisciante.
Avrei voglia di parlarvi di un sacco di cose, vorrei rispondere ai commenti che mi avete lasciato, ma ora la testa è troppo presa a non lasciarsi sopraffare dai malefici AUTOMATISMI (che sono la cosa più difficile in assoluto da distruggere).
Ora mi faccio una tisana calda per cercare di digerire e se più tardi riesco torno a scrivere.

A presto miei cari. ^^

Grazie di cuore.

venerdì 2 ottobre 2009

Solo un pensiero





A volte arriva. Come un fulmine al ciel sereno.

Un pensiero...come una tenaglia.



Mi sto dicendo una bugia?

La responsabilità è davvero sua?

Io non gli ho detto di no.
Io sono rimasta lì. Immobile. In silenzio.

E se lui davvero pensava che io lo volessi?

Perchè non ho detto niente?

Perchè?

Perchè?

Perchè?



Sonorimastalìsonorimastalì
sonorimastalìsonorimastalìsonorimastalì
sonorimastalìsonorimastalìsonorimastalìsonorimastalì

IMMOBILE.

MUTA.



PERCHÈÈÈ??



A volte arriva e mi fulmina.

Di chi è la colpa?

Solo un pensiero.
E non sono più sicura della verità.


mercoledì 30 settembre 2009

Fertili incontri

Tra le persone incontrate grazie al blog, una ragazza che si muove tra le parole e il loro senso (direzione) con un'intelligenza, acutezza, grazia e percezione del ritmo da (s)CONCERTARE.

Ho avuto il permesso di pubblicare l'ultimo racconto da lei postato, qui sul mio blog.
Eccolo qua.




Appena sveglia e già dispersa.
Apro gli occhi e con le mani cerco il mio corpo in penombra.

Nell’ombra in cui ho scelto di trovare riparo sfioro ossa del bacino che affiorano.

(Il folle è colui che cerca di scacciare la propria ombra e ci si perde dentro > Shake/speare)

Luce tagliata trapassa dalle persiane, un altro giorno, sempre un altro e stesso giorno che ricomincia-in-tortura. Controllo: Fatto.
Mi alzo, vado in bagno, mi peso. Controllo: Fatto. Tutti i giorni è il mio primo e ultimo atto.

Controllo: Fatto.

E gli altri? Cosa c’è nel mezzo?
Nel mezzo c’è la fine e il cammino, c’è dove vado sempre a finire con il mio stupido contare!
Quante calorie? Quante calorie? Calorie… Caaaaalorie…Ca-lo-ri-e+e+e+e=?
Ci sarà da fidarsi?
Mhà!... Non si è mai sicuri di niente, meglio arrotondare! Ah! Che brutta parola!


Tu odi le rotondità del corpo tuo siffatto.


-Sempre, sempre troppo RrRrRotondo, suona come un graffio, come uno scoppio!-

(Implosione!)

Ma alla fine un po’ sono necessarie non credi?

(Chi? Cosa? D-do-dove?)

No, non ci credi…Non ci vuoi credere! A chi la vuoi dare a bere? Cosa bevi per colazione?
Un tè, gusto a scelta, il tuo preferito è ai frutti rossi. L’importante è che sia senza zucchero, al massimo il lusso del dolcificante.
E… Cosa mangi?
Si perché la colazione è importante! Come si fa ad iniziare bene una giornata altrimenti!?
Infatti indulgi in pavesini… Mhm: 1-2-3.
Si, perché tu mangi! È una cavolata non mangiare, è da stupide anoressiche senza cervello, mentre tu ce l’hai la testa, ci pensi a queste cose! Non vuoi mica ridurti così tu vero!?…

Un’ora dopo sei lì.
Dove?
Al solito…
Che fai?

Il solito...



No, non scherzi, tu, fai sul serio! Le fai per bene le cose tu, o non le fai, no, tu non le fai tanto per fare le cose. Quindi ti sei abbuffata perché da sola eri in casa, i tempi giusti, i cibi facili, tutto ok, tutto regolare, tutto fuori da ogni ordine come sempre, come sempre il sottofondo della radio sintonizzata su una frequenza di musica classica. T’ingozzi di gelato e biscotti a tempo di Valzer. Tempo ballabile: 1-2-3 Afferro-morso-ingoio. 1-2-3 Morso, Sorso, Morso 1-2-3, più veloce! Morso, Ingoio Sorso, Sorso! 1-2-3 Non basta! Ingoio, Morso, Sorso, Morso, Morso, Ingoio, Sorso! Ancora! 1-2-3 Sorso, Morso, Ingoio, Morso, Morso, Morso, Morso, Sorso, Sorso, Ingoio, Ingoio, Ingoio…

Vortichi arranchi quasi non respiri, ma pensi di cavartela così?

No, non pensi a niente, sei solo un istinto scordato che anela al presto sbocco. Presto!
Prima che sia troppo tardi! Prima che quell’ammasso di cibo che hai dentro diventi irrevocabile parte di te!
E così sia, così è… E così sarà???
Te lo chiedi, te lo chiedi se ci sarà mai un termine, una qualche cazzo di fine, una sveglia che suona, qualcuno che arrivi e ti dica:
Ah, si! Ma era uno scherzo! Era tutto uno scherzo! Non dirmi che ci hai creduto vero? Ci hai creduto? Ah! Sei proprio una sciocchina! Bè comunque basta, ora è tutto finito, non devi pensarci mai più, mai più, mai più tesorino…
Sorriso smagliante e applausi, chiuso sipario, luci spente, sonni tranquilli.

E invece non è uno scherzo!

È la tua vita, la tua vera, preziosa, fottuta, unica vita che se ne va in quell’andirivieni infinito tra cucina-bagno, bilancia-specchio… Bella roba, bello schifo dolce-salato e sempre più amaro. Perché non ci dai un taglio?

Si, ma da che parte iniziare a recidere quando tutta la pianta sembra malata?
La verità è che ci hai messo radici in stà selva e da sola dall’inferno non ne esci…
Che poi neanche ci credi…
A cosa?

Al salvarsi, all’essere salvati, siamo tutti soli e dannati!

Alimentazione atea e fame atavica.

Vuoi non essere per essere di più, per essere potenza elevata al quadrato!
Ma i conti non quadrano, e le lacrime tornano, tornano al loro posto, cacciate a ingolfare il cuore di rabbia e dolore. Le istruzioni le conosci e le esegui:
> Lametta affondi in carne esangue >

Perché? Te lo meriti. Perché? Te lo meriti. Perché?

Perché si. Perché sei tu.
Io?
Si! Tu! Tu che non sai chi sei e cosa fai, che cosa vuoi…

Che pensi troppo, che non pensi a niente. Che scrivi, leggi, e ti strappi i capelli. Che ti vesti di viola e sembri un po’ strana. Che tra la gente vuoi scomparire e ricerchi spasmodica quel cosiddetto amore.
Sorridi, ma dentro sei un vuoto. E così mangi troppo o troppo poco… Ma gli altri si accorgono del tuo urlo muto? Sei un invisibile Munch al femminile postmoderno e fuori posto. Cerchi un senso che o rifiuti o ti va stretto. Identità multipla, corpo costretto. Ridicola mistica sottrattiva!
Platone sarà anche meglio del Prozac, ma la vita è presenza nel corpo, non nell’idea di menzogna d’ascesi-perfetta di questo.

E comunque tu non sei mai stata depressa, sempre e solo/a disperata:
un angelo tragicomico che cade, cade, cade, e cade… Ma poi si rialza! E spera e si dispera…
E non sa se ridere o piangere per quanto tutto sembra buffo e impossibile, ma è così!
È la vita sgangherata da freak bulimica-noressica in cui ti trovi, ma non ti ritrovi, ti ci cerchi e ti perdi, t’insegui e ti strozzi...
È un sogno, è un incubo. È di un normale che fa troppo male.


Ti stupisci, ti vergogni e quasi ti rattristi quando qualcuno ti dice che sei bella.
Si, sei bella, ma non lo capisci.
Cosa c’è da capire nella bellezza? Bello è ciò che si ama incondizionatamente. Senza perché…
E tu non fai altro che porre vincoli e cavilli al tuo amore. Diventa una faccenda così complicata e burocratica che alla fine si muta in sofferenza. E lo odi e ti odi:
odi ciò che ami, ami ciò che odi, ma visto che alla fine sei un po’ border i margini li spezzi!

E tu ti pieghi all’incedere degli eventi senza controllo… Ti senti vile.
L’hai detto a lei ieri. Ti è stato risposto che non sei affatto vile, sei sopraffatta. Un po’ come tutti, come nessuno, come centomila altre simili e tutte diverse sopraffazioni che ogni giorno avvengono in questo stranormale mondo malato e mascherato.

La cosa è stupefacente! Ti senti così stupida e angelica dopo che hai vomitato.
Di nuovo falsamente pura e in caduta libera.

Il paracadute ce l’hai sulla schiena, ma chissà perché non lo sai aprire...




Racconto scritto da Musidora
http://aleaela.blogspot.com/


Splendido.
Grazie tesoro.
Penso che lo rileggerò spesso e molto volentieri.

Ventiseisettembreduemilanove

Il giorno in cui ho preso il coraggio in mano e ho lasciato un post su un blog: Anoressia: after dark, il blog della meravigliosa Veggie.
Ventisei settembre, quattro giorni fa: il giorno in cui ho deciso che avrei condiviso i pensieri lasciati sul mio blog con altre persone che sapevo che, in modi diversi, avrebbero compreso le mie parole.
Certo ho fatto cose ben più coraggiose, però sono fierissima di questo passo!!! =)
In soli quattro giorni ho già incontrato parole appartenenti a persone speciali. Speciali non tanto, o non solo, per la loro storia ma per la ricchezza interiore che l'essere delle SOPRAVVISSUTE ha regalato loro.
È così ragazze e ragazzi. Quasi tutti voi, come me, non siete ancora del tutto usciti dall'inferno, qualcuno si sta guardando intorno, qualcun altro ha deciso di chiudere gli occhi per un po', ma nessuno di voi, nessuno di noi si è fermato.
Fa caldo, fa male, ma non è tutto qui. Fuori di qui c'è la vita che ci aspetta.
Fanculo chi ci ha fatto soffrire, fanculo anche il mondo intero se è necessario, l'importante è non mandare a fanculo noi stessi. NOI NO.
Essere diventate anoressici, bulimici o schiavi di un altro DCA è stato già l'inizio del processo di guarigione!!! Abbiamo deciso che l'ipocrisia, la finzione, il dolore che altri ci hanno inflitto, non devono fare parte della nostra vita. Non ci stiamo a sopravvivvere e basta. Preferiamo correre sul filo del rasoio piuttosto che limitarci ad esistere. Ok, il primo passo l'abbiamo fatto, probabilmente nell'unico modo che il momento, le nostre possibilità, ci consentivano di fare. Abbiamo scelto una via che pensavamo ci avrebbe protetti dalle cose che più ci facevano paura e che, invece, ha finito per avvolgerci e soffocarci lasciandoci al buio.
Va bene, rendiamocene conto e agiamo.
Sarà duro, a volte sembrerà impossibile ma, porcaputtana, ce la si può fare!!
Io pensavo che non ne sare mai più uscita, avevo già chiuso gli occhi e mi stavo lasciando andare a fiamme e oscurità, che in quel mondo di paradossi non faticano a stare l'una dentro le altre.
Ma alla fine li ho riaperti gli occhi. Ho combattuto buio e fuoco e, vi assicuro, non è nulla combattere contro di loro dopo una vita passata a combattere contro se stessi, contro il mondo intero ed ogni sua forma di logicità.
Ci sono ancora dentro, ma ora solo fino alle caviglie.
Respiro.
Vedo la luce.
Sorrido.
Vivo.
Faccio ancora un po' fatica a muovermi e, ogni tanto, cado. Ma ormai ho le mani libere e, da ora in poi, sarà tutto più facile.
Adesso so che posso alzarmi.

OGNI TANTO un documentario intelligente...









lunedì 28 settembre 2009

Una carta di nome Anna

Oggi, uscita da lavoro, mi dirigo verso la mia auto quando vedo una signora procedere lentissimamente sul marcipiede, spingendo con sforzo sovraumano la sua sedia a rotelle: la faccia affaticata, il collo proteso in avanti, le braccia, immobili, si affidano al leggerissimo movimento delle mani per guadagnare preziosi centimetri sull'asfalto.
Il primo istinto è di andare a chiederle se ha bisogno di una mano. Poi mi blocco e mi domando se potrebbe prenderla come un'offesa. Passa un istante e decido che, dato che il mio intento non è di offenderla, andrò a offrirle il mio aiuto. Se si offenderà le spiegherò l'intenzione con cui l'ho fatto, se non capirà pazienza, almeno ci avrò provato.
Mi avvicino e le chiedo se le serve aiuto. Non si accorge nemmeno di me. Titubo, faccio un bel respiro e le pongo di nuovo la domanda, stavolta con voce più alta e decisa ed invadendo il suo campo visivo. Mi guarda. Non ha capito cosa voglio.
Le faccio il migliore dei miei sorrisi e ripeto per la terza volta la mia domanda sentendomi ormai una deficiente.
Lei mi sorride a sua volta e mi ringrazia ma declina l'offerta perchè, mi spiega, sta facendo uno dei suoi giri quotidiani per godersi il sole e la natura.
Mi lascia di sasso.
Con una faccia da ebete le confesso tutta la mia ammirazione per lei che mi risponde con un "grazie" ed un'espressione soddisfatta.
Inizia a raccontarmi di lei. Le chiedo sfacciatamente cos'è successo. La risposta fa un male al limite della sopportazione.

S c l e r o s i M u l t i p l a.

Malattia bastarda, infame che ti rivela spietatamente che ti ucciderà e poi aggiunge che lo farà lentamente e inesorabilmente, senza che tu possa fare nulla per impedirglielo, rimanendo lucida fino all'ultimo respiro, con la tua mente sana rinchiusa in un corpo che non ti risponderà mai più.
È un pugno allo stomaco. Come per consolarla le dico che anche io ho una sorella sulla sedia a rotelle che però esce molto di rado.
"No, no, no, non va bene così, lo dica a sua sorella!". Sorrido e le prometto che lo farò.
Continua a raccontarmi della sua vita. Si chiama Anna, ha 58 anni e la malattia l'ha colpita trent'anni fa. Ventotto anni. Aveva la mia età. Ma, mi dice, lei ha continuato a "fare", perchè lei non sa stare ferma. Mentre pronuncia queste parole la bocca si muove appena e gli occhi fanno fatica a rimanere fissi su di me.
Mi chiede cosa faccio nella vita, le rispondo che sono un educatrice e lavoro con i bambini. Vuole sapere esattamente di cosa mi occupo e poi mi rivela essere un'assistente sociale e ci tiene a precisare che lo è tutt'ora, anche se non può più lavorare.
Alla fine salta fuori che lei è la zia di due bambini con cui lavoro e così mi promette di passare a trovarmi un pomeriggio in ludoteca. Gioia!
Devo andare. Prima di salutarla le dico che è stato un piacere immenso poter parlare con lei e, nel farlo le appoggio una mano sulla spalla e lascio la sua energia scambiarsi con la mia.

Quando giocavo a monopoli speravo sempre di capitare sulla casella "imprevisti". Certo, molte volte la carta pescata mi faceva perdere qualcosa o stare ferma un turno ma tanto sapevo che avrei recuperato, e comunque la sopresa, l'inaspettato non aveva prezzo e qualche volte regalava ricchezze! Questa volta, con Anna, è stato così. Evviva la carta degli imprevisti!!!

E grazie di cuore Anna.

sabato 26 settembre 2009

Sogni

Spessissimo i sogni mi hanno aiutata a capire. Mi hanno fatto passare giornate terribili o mi hanno fatto sentire bene per settimane. In ogni caso, per me, i sogni sono stati spesso risolutori: a volte non ne capisco il senso ma loro sanno comunque sciogliere nodi a livello inconscio, nodi che quel disgraziato (o a volte santo) del mio super-io censura brutalmente.

Ci sono sogni che rimangono ancori vivi in me anche dopo anni e che, ancora oggi, solo ricordandoli mi regalano un senso di pace.

Due in particolare hanno tutto il mio affetto.

Il primo risale, credo, a 4 o 5 anni fa.
La Chiara del presente (quindi allora circa ventiquattrenne) entra in una stanza e si ritrova faccia a faccia con la Chiara sedicenne. Tutte e due in silenzio, a guardarsi negli occhi. La Chiara sognante prova un affetto e un amore totale per il suo alter ego più giovane. Spostando lo sguardo si rende conto che non sono sole: nella stanza altri ragazzi tra cui anche la sua migliore amica anch'essa sedicenne, bottiglie di birra e fumo, tutti gli sguardi rivolti a lei.
La giovane Chiara rompe il silenzio: "Ah...Allora è così che diventerò". L'altra cerca di capire il sentimento celato dietro questa affermazione: delusione? Paura? Soddisfazione? Nulla traspare.
Il sogno finisce e mi sveglio con la sensazione di aver sfiorato qualche verità importante. Qualcosa si è smosso davvero.
Con il tempo capisco che la Chiara adolescente aveva iniziato ad avere meno paura di crescere, che cominciava ad accettare di poter appartenere al mondo senza l'angoscia di esserne sopraffatta, schiacciata.
Anche ora che lo scrivo questo sogno riesce a commuovermi. Quel rimanere in silenzio a guardarsi negli occhi, guardarsi dentro, profondamente e sinceramente, come a fare pace, come a chiedere perdono, come a dire "Spero tu non sia delusa da me, io non lo sono da te e per la prima volta ti dico che ti voglio bene". E mentre le lacrime affiorano sento una mano invisibile che mi massaggia il cuore e mi dona pace: è la sua, è la mia.

Il secondo sogno penso di averlo fatto uno o due anni dopo ed è un po' la "seconda puntata".
Anche questa volta entro in una stanza, molto grande e completamente bianca. Nel mezzo due bambine piccole: una piange, l'atra la guarda e ride.
Mi avvicino e mi rendo conto che siamo mia sorella ed io, più o meno all'età di 6 anni lei e 4 io.
Provo subito una grande rabbia a vedere la piccola Fra serena e sorridente mentre guarda la piccola me piangere disperata. Allora mi chino e MI PRENDO IN BRACCIO, MI STRINGO FORTE E MI CONSOLO.
Non credo di essere in grado di rendere a parole l'emozione che provo nel ricordare questo sogno, la gioia immensa, la pace profonda.
Quando mi sono svegliata mi sentivo serena come mai e quel sogno bastò per farmi passare giorni di preziosa serenità in cui poter guardare la mia realtà con occhio diverso e guardarmi dentro...e scoprirmi, scoprirmi e COMPRENDERMI.


Fare pace con noi stessi.
Perdonarci.
Per scoprire che non c'è abbraccio più caldo nel nostro.

martedì 22 settembre 2009

Ana

Lettera tratta da un sito pro-ana.

”Permettimi di presentarmi. Il mio nome, o quello datomi dai cosiddetti “medici”, è Anoressia.
“Anoressia Nervosa” è il mio nome per esteso, ma tu puoi chiamarmi Ana.
Possiamo diventare auspicabilmente grandi socie. Nei prossimi tempi, investirò molto tempo con te, e mi aspetto lo stesso da parte tua. In passato avrai appreso che tutti i tuoi insegnanti e i tuoi genitori hanno parlato di te come ” così matura “, ” intelligente “, con “così tanto potenziale”.
Domanda: questo ti basta? Assolutamente no! Non sei perfetta, non fai abbastanza fatica, più avanti non potrai più perdere il tuo tempo a pensare, a parlare con gli amici e a disegnare! Tali atti di indulgenza non saranno permessi in futuro.
I tuoi amici non ti capiscono. Non sono imparziali.
In passato, quando l’insicurezza ha rosicchiato tranquillamente la tua mente, e tu hai chiesto loro: ” Ti sembro … grassa?”, ti hanno risposto ” Oh no, certo che no! ” e sapevi benissimo ti stavano mentendo!
Solo io dico la verità.
I tuoi genitori figuriamoci! Sai che ti vogliono bene e che a loro importi, ma questo è il loro ruolo, e sono obbligati a svolgerlo.
Ora ti rivelerò un segreto: nel loro io più profondo, sono delusi da te.
La loro figlia, quella con tante potenzialità, si è trasformata in una ragazza grassa, pigra e immeritevole.
Ma sono qui per cambiare tutto questo.
Mi occuperò di far diminuire il tuo apporto calorico e farti aumentare l’esercizio fisico.
Ti spronerò al limite. Dovrai accettarlo, perchè non puoi sfidarmi!
Sto iniziando a introdurmi dentro di te.
Ben presto sarò sempre con te. Sono con te quando ti svegli al mattino e quando corri su per le scale.
Le persone a dieta diventano sia amiche che nemiche e nei tuoi pensieri frenetici pregherai di essere calata rispetto a ieri, alla scorsa notte, ecc.
Guardati con sgomento nello specchio. Sollecita e scaccia il grasso che è là e sorridi quando sporgeranno le ossa. Sono con te quando formuli il tuo plan quotidiano: 400 calorie, 2 ore di esercizio fisico.
Sono io che faccio questo, perché da ora i miei pensieri e i tuoi sono fusi insieme come fossero uno.
Ti seguo durante il giorno.
A scuola, quando la tua mente vaga, ti dò qualcosa a cui pensare. Riconta le calorie della giornata. Sono troppe.
Riempio la tua mente con pensieri sul cibo, sul peso, sulle calorie e cose che a pensarle danno sicurezza.
Perché ora, sono già dentro di te.
Sono nella tua testa, nel tuo cuore e nella tua anima. La fame dà dolore, e tu fingi di ritenere che io non sia dentro di te.
Ben presto ti dirò che cosa fare non solo col cibo, ma che cosa fare TUTTO il tempo.
Sorridi e annuisci. Presentati in buono stato.
Risucchia quel grasso che hai nello stomaco, maledizione! Dio, sei una tale vacca grassa!!!
Ti dico cosa fare quando arrivano le ore dei pasti. Faccio un sembrare un piatto di lattuga come una festa andata bene ad un un re. Rifiuta il cibo. Fai credere di aver mangiato qualcosa.
Nessun pezzo di qualsiasi cosa ……se mangi, tutto il controllo verrà spezzato…E’ questo che DESIDERI?? Ritornare di nuovo ad essere la VACCA GRASSA che eri una volta??
Io ti costringo a fissarti sulle modelle delle riviste.
Quella magrezza perfetta, i denti bianchissimi, quell’oggetto di perfezione che ti fissa da quelle pagine lucide.
Ti faccio rendere conto che non potresti mai essere una di loro.
Sarai sempre grassa e non sarai mai bella come loro.
Quando guarderai nello specchio, distorcerò l’immagine del tuo riflesso.
Ti mostrerò obesa e ripugnante. Ti mostrerò un lottatore di sumo dove in raltà c’è un bambino affamato. Ma tu non lo devi sapere, perché se venissi a sapere la verità, potresti ricominciare a mangiare e il nostro rapporto finirebbe per schiantarsi. Talvolta ti ribellerai. Si spera comunque non spesso. Riconoscerai la piccola fibra ribelle lasciata nel tuo corpo e ti avventurerai fino alla cucina oscura. La porta di credenza si aprirà lentamente, cigolando dolcemente.
I tuoi occhi si sposteranno sopra il cibo che ho tenuto a una distanza sicura da te Ritroverai le tue mani ad allungarsi, letargicamente, come un incubo, attraverso l’oscurità verso il pacco dei crackers.
Li butterai giù, meccanicamente, in realtà non per gustarli, ma semplicemente per godere del fatto che ti opponi a me.
Raggiungi un’altra scatola,poi un’altra, e un’altra ancora… Il tuo stomaco diventerà gonfio e grottesco, ma ancora non ti fermerai.
Tutto il tempo ti grido di fermarti, tu vacca grassa, tu realmente non hai nessun controllo di te stessa, tu ingrasserai.
Quando ti sarà addosso ti riaggrapperai a me, mi chiederai consiglioperché in realtà non vuoi ingrassare.
Hai infranto una regola cardinale e hai mangiato, e ora mi vuoi.
Ti trascinerò in bagno, sulle tue ginocchia, a fissare nel vuoto della tazza del cesso.
Le tue dita saranno ti si cacceranno in gola e, non senza un bel po’ di sofferenza, la tua festa di cibo risalirà.
Questo deve essere ripetuto, fino a quando non sputerai sangue e acqua e ti renderai conto che è tutto andato.
Quando ti rialzerai, avrai una sensazione di vertigine. Non svenire. Alzati immediatamente.
Tu vacca grassa questo dolore lo meriti! Forse la scelta di sbarazzarsi della colpa è diversa.
Forse ho scelto di farti prendere lassativi, dove ti siedi sul cesso fino alle prime ore del mattino, sentendo le tue viscere rimpicciolirsi.
O forse ti faccio fare solo del male da te.
Tirare testate contro il muro fino a quando non ti prendi un’emicrania palpitante. Anche tagliarsi è efficace.
Voglio che vedi il tuo sangue, che lo vedi colare giù lungo il tuo braccio e in quell’attimo ti renderai conto conto di meritare qualunque dolore io ti infligga.
Sei depressa, ossessionata, dolorante, ferita, ti protendi, ma qualcuno ascolterà? Chi se ne frega ?!? Sei meritevole; hai portato questo su te stessa.
Oh, tutto ciò è rigido? Non vuoi che questo ti succeda? Sono ingiusta? Io faccio cose che ti aiuteranno. Lo rendo possibile perché tu la smetta di pensare ad emozioni che ti causano tensione.
I pensieri di rabbia, di tristezza, di disperazione e di solitudine possono cessare perché li porto via e riempio la tua testa col metodo di contare le calorie.
Porto via la tua lotta da adattarti con chi prende in giro la tua età, la lotta del tentativo soddisfa chiunque.
Perché ora, sono la tua unica amica e sono l’unica di cui hai bisogno per piacere.
Ho un punto debole.
Ma non dobbiamo informarne nessuno.
Se decidi di contrastarmi, tenderti verso qualcuno e dirgli come vi rendo vivi, tutto l’inferno si libererà.
Nessuno deve scoprire, che nessuno può rompere questo rivestimento con cui ti ho coperta.
Io ho creato te, questa sottile, perfetta, bambina di successo.
Sei mia e mia e sola. Senza di me, non sei nulla. Quindi non combattermi così.
Quando gli altri commentano, ignorali.
Passaci sopra, dimenticati di loro, dimenticati di chiunque provi a portarmi via. Sono il tuo bene più grande e intendo mantenere questa cosa.

Sinceramente, Ana"


"ANA", "MIA"...

KISS MY ASS!


mercoledì 22 aprile 2009

Una poesia anche per...me

***
"Perdona e dimenticherai
per quanto possa fare male in fondo sai
che sei ancora qui
e dare tutto e dare tanto quanto il tempo in cui il tuo segno rimarrà
questo nodo lo sciolga il sole come sa fare con la neve"


Stanotte mi abbraccio forte e mi dedico questo video...Tutto per me :-)



sabato 18 aprile 2009

Il campanellino

Penso al campanellino di Pavlov e al suo cane.
Penso ad una situazione ancora più attinente a quello che succede a me: un bambino viene picchiato ed ogni volta, prima di ricevere il colpo, sente un campanello suonare.
Suono del campanello > schiaffo > dolore.
Così per anni.
Diventa adulto, l’ambiente cambia, nessuno lo picchia più. Cosa succederà quando sentirà un capanello suonare? Con tutta probabilità si proteggerà il viso in attesa dello schiaffo. Forse potrà addirittura percepirne il dolore. Ora è grande, razionalmente sa che il suono del campanello può voler dire diverse cose, ma il suo cervello ha assimilato che a quel suono segue una sensazione di dolore. È un meccanismo che, nella maggior parte dei casi, ci aiuta a sopravvivere ma in questo caso è invece un percorso meccanico da cambiare, una rivoluzione sinaptica da attuare.

A me succede una cosa del genere.
Nella mia vita ho avuto qualche problemuccio con le figure femminili per me più importanti.
Amore frustrato nei confronti di mia madre.
Amore smisurato, quasi simbiotico, per mia nonna che mi ha lasciata davvero troppo presto (Cazzo).
Amore grande nei confronti di mia sorella, amore che combatteva costantemente con una gelosia e un’invidia che mi consumavano, con il senso di colpa che mi soffocava ed un senso di protezione nei suoi confronti che mi portava a odiare tutto quello che avrebbe potuto farle del male, compresa me stessa.

Mia madre non mi vuole bene perché deve pensare a mia sorella. Voglio bene a mia sorella ma lei è cattiva perché mi porta via la mamma. La nonna non c’è più, mi ha lasciata anche lei. Se fossi stata più buona non sarebbe morta. Sono sola. Sono sola perché non sono abbastanza importante. Sono gelosa di mia sorella, sono invidiosa di lei. Sono cattiva. Ecco perché sono sola, perché sono cattiva. Messa a confronto con qualunque altra bambina io perdo, sono la meno importante. Se non ci fosse mia sorella mia madre mi vorrebbe più bene. Sono una merda.

Così per anni.
È cresciuta la convinzione che l’amore degli altri verso di me è condizionato dalla presenza o meno di altre figure femminili, che saranno sempre meglio di me. Se voglio essere amata devo attirare tutta l’attenzione su di me, altrimenti rimarrò sola perché chi mi sta vicino si accorgerà quanto le altre valgano di più.

Mentre scrivo tutto questo mi manca un po’ il fiato. Sono verità difficili da ammettere a me stessa. Mi sento nuda e scoperta.

Troppo spesso, ancora oggi, il suono del campanello mi provoca il dolore dello schiaffo.
Basta.
Voglio che quel maledetto campanellìo rimanga solo un suono e non sia più dolore.

Più tardi

“Più tardi” è solo un coperchio appoggiato su una pentola in ebollizione e, sotto, il vapore aumenta e aumenta.
Quante volte mi capita di far esplodere tutto. Quanti pensieri rimandati a un domani indistinto, solo per sentirmi un po’ più al sicuro nel presente. Al sicuro da cosa, poi, non lo so nemmeno io.
Basta rimandare sempre, voglio imparare ad affrontare tutto il prima possibile.
Io ce l’ho il coraggio, la forza, la determinazione, è solo che a volte prende il sopravvento la Chiara spaventata a morte: quella Chiara che si è sentita spesso sola, abbandonata e abusata.
C’è questa parte di me che ancora trema e si rannicchia e vuole tenere tutto e tutti lontani da lei e non vuole pensare a nulla se non a rinchiudersi.
Ma è vero…così aumenta solo il vapore. Io lo so bene.